Ero a Chiusi qualche giorno fà, città famosa per il celebre museo etrusco e per essere nel sottosuolo percorsa da innumerevoli gallerie e grotte scavate dagli etruschi e da un lago sotterraneo di acqua cerulea oltrechè da un cunicolo detto appunto il labirinto di Porsenna, ma, un difetto ce l'ha, appena arrivato sono stato avvertito: attenzione a non parcheggiare l'auto in città, qui i vigili sono terribili e le multe salate! Quasi non ci credevo, ma ho preferito farlo, ed infatti venerdì notte, c'era un temporale incredibile, tuoni,fulmini e acqua a catinelle, un nubifragio, era quasi mezzanotte ed avevo la stanza del B&B proprio sulla piazza e sentivo qualcuno parlare di auto parcheggiate, mi affaccio e vedo il comandante dei vigiliurbani in opera . . .incredibile mi dico, debbo raccontarlo ai Vigili Urbani di Carinola . . .non sono costantino e non ho fatto il sogno ma neanche a farlo apposta, dopo averlo sognato per quattro lunghissimi anni, oggi, anzi stamane, arrivo a Carinola e non trovo il caos parcheggi che ormai campeggia nel nostro capoluogo da quando esiste il Tribunale e l'Ufficio del Giudice di Pace, finalmente, ripeto, finalmente è stato regolato il parcheggio a Carinola! Appena arrivato trovo un vigile che quasi si complimenta sapendo quanto ho combattutto perchè ciò avvenisse nella passata amministrazione, inascoltato da tutti, un altro dipendente mi ha detto:"avvocà . . .altro che trenta passi . . ." ricordando l'articolo che scrissi su queste stesse colonne qualche tempo fà. Quando mai è successo che alle dieci del mattino ben tre o quattro spazi disponibili per la sosta in piazza fanno bella mostra di sè! Qualche altro si lamenta che è troppo poco lo spazio a disposizione per il parcheggio gratuito e che un'ora passa presto per gli avvocati che saranno impegnati davanti al Tribunale o al Giudice di Pace! Qualche politico è preoccupato che l'ordinanza n.46 del 9 settembre 2008 firmata dal Sindaco Mannillo con la quale è stata regolamentata la sosta a Carinola capoluogo in effetti
La concomitanza con l'esordio della nazionale di Lippi rendeva pittosto CLOUDIE (nuvolosa) la serata, il fatto che i protagonisti avevano imposto la puntualità, la rendeva addirittura stormy (tempestosa) ed invece . . .piano piano, così come recita l'ultimo brano cantato in maniera suberba da questo gruppo vocale che si sarebbe dovuto chiamare STURM UND DRANG (tempesta ed impeto) di goethiana memoria, visto l'impeto e la passione che mettono nelle loro performances vocali, hanno vinto la partita ma molto tempo prima di quando non l'abbiano fatto gli azzurri! Un pubblico di classe, veri intenditori per una musica che finalmente ha più o meno la stessa età del palazzo ospitante, anzi solo pochi decenni più giovane, la musica s'intende! Quando parlo di musica parlo di vocalizzi, di gorgheggi, in una parola musica vocale, la più preziosa perchè oggi è la più rara ! Soli, senza alcun istrumento musicale, accompagnati da un narratore, il soprano Marta BONOMI, il contralto Silvia Elisabetta Pasquali COLUZZI, il tenore Enzo VERRENGIA,il basso Tony CORRADINI e il soprano Paola RONCHETTI, hanno tenuto inchiodato il pubblico caleno sulle loro poltrone per circa due ore quasi che fossero passeggeri di una astronave che li ha trasportati su una dimensione di appena mezzo millennio fa! Tutti gli spettatori erano forniti di libretto con le opere che venivano eseguite trascritte e anche tradotte! Multiforme ingegno quello del musicista principe della serata ORLANDO di LASSO (n. 1532 e m.1594) alcuni brani sono infatti scritti in lingua francese, altri in tedesco ed altri ancora in italiano e in latinone ha scritti circa duemila! A leggere i brani
siano essi in tedesco o in francese oppure in italiano, sembrano
scritti solo ieri tanto sono frizzanti ed attuali i contenuti, nel
brano" En m'oyant chanter" all'amata che lo accusa di non saper cantare e di darsi da fare per imparare il solfeggio, conclude :Ma che diavolo vuoi che impari, io già bevo troppo senza essere musicista! Un altro brano, in tedesco: "ICH WEISS MIR EIN MEIDLEIN" conclude :lei sa essere falsamente amichevole, non ti fidare, lei si prenderà gioco di te!
In un altro brano, questo in latino, FERTUR IN CONVIVIIS conclude per
coloro che bevono tanto nelle taverne allo scopo di morire nella
taverna stessa mentre bevono, conclude: Loro più che la chiesa
prediligono la taverna, e non la considerano mai da disprezzare, finchè
si accorgeranno che gli angeli del male non verranno per cantar loro
l'eterno riposo! Ma non solo le opere di ORLANDO hanno deliziato i
timpani degli spettatori ma anche opere di Gastoldi, Jaches De
Wert(Vezzosi Augelli) e di Claudio MONTEVERDI (Sfogava con le stelle) e
di Carlo Gesualdo di Venosa(S'io non miro non moro), che morì ucciso
dalla moglie che lo tradiva ed alla fine CLEARE OR CLOUDIE di John
DOWLAND, poi un fuoriprogramma con una BENEDIZIONE di un autore
IRLANDESE! Tutti rigorosamente del 16° secolo! CELLOLE è sugli scudi,
come sempre:Dopo aver annoverato una sua figlia, MARIANNA MAURIELLO,
una giovane poetessa tra i vincitori del premio Nuvolone dello scorso
anno ora vede un altro suo figlio, il Dott.Vincenzo Verrengia,
accompagnato per l'occasione della leggiadra signora e dall'anziano
papà Prof. VERRENGIA mai dimenticato DIRETTORE DIDATTICO a CARINOLA
!Per l'Amministrazione
comunale erano presenti la Mentore della serata Avv. PIA ZAMPI
(complimenti davvero!)e l'assessore alla cultura Mattia DI LORENZO!
La metenza (la mietitura)
e la trebbia, venti anni fa, erano le due «fatiche» per eccellenza che collaudavano la forza e la
resistenza del "faticatore». Erano fatiche da uomini insomma e non da
"guagliuni" e prendervi
parte significava appunto non essere considerati più dei ragazzi, Naturalmente
lo stesso discorso valeva volto al femminile, perché a queste
due fatiche si impegnavano sia uomini che donne, La metenza: di
un appezzamento. di terreno veniva eseguita oa giornata o a
staglio (cottimo), secondo gli accordi che prendeva il
caporale (capo d'opera) col proprietario del terreno, Erano accordi che
avvenivano un po' a rilento, per via dello “scanaglio”
che il padrone faceva in giro prima di accordarsi. Il padrone cercava di scandagliare (di qui il
termine dialettale
“scanagliare”) il prezzo e la resa della mano d'opera nella speranza di
avere operai buoni senza pagarli troppo. Intanto la piccola squadra che faceva
parte dello stesso caporale non perdeva tempo, ma approntava gli arnesi da
lavoro i “sarricci” (falcetti) e se erano donne facevano
una bella provvista di coloratissimi maccaturi, fazzoletti per la testa al
mercato nella cara speranza di pigliare con una fava due piccioni (la giornata buona"
e un probabile marito). E finalmente si arrivava al gran
giorno. Senza scivolare in una facile
retorica, che da secoli ricalca luoghi comuni sacri e profani, era. solare rinvenire l'essenza di
rito nel lavoro, che svolgeva il mietitore allora con l'aiuto delle sue sole braccia. Sotto i colpi
sapienti del falcetto quel mare d'oro, appena ondulato dal ponentino che veniva
dal mare, si adagiava tra le braccia del contadino come vittima sull'ara
sacrificale. Le «regne. (i manne/li
di spighe) raccolte nei "pignuni” (covoni) venivano disposte in simmetria perfetta man mano che la fatica
procedeva, ritmata dai canti propri dei mietitori o dai frizzi salaci di qualche bello spirito immancabile in queste
comitive. La “marenna”(colazione ) e il pranzo erano le due soste
d'obbligo che radunavano nell'aria tutta la compagnia, francamente più curiosa
che affamata specie la prima giornata. Tutti volevano vedere "come". . .
Sembra la
chiesetta di Rio Bo, la poesiola che noi, anziani dell' altro secolo, abbiamo
imparato alle elementari. Però, benchè piccolina, con la sua campanella quando
suona a raccolta si fa sentire, se si pensa che è stata fondata nel 1545 ed è
ancora in piedi viva e vegeta!Fu fatta costruire da un luogotenente al seguito
di Carlo V, re di Spagna, il quale aveva l'abitazione in cima alla collinetta
poco distante.Sembra tutta una favola ma l'Arco del! 'impunità, vicino alla
cappella ci dice che è tutto vero. Quel luogotenente si chiamava Ceraldo, un
cognome prettamente spagnolo. Col tempo questo cognome fu italianizzato e da
Ceraldo divenne Ceraldi.La cappella dedicata a Maria SS. del monte Carmelo è
conosciuta urbi et orbi come la ' Cappella' di S. Ruosi.Inutile cercare nel
martirologio cristiano questo santo dal nome così strano perché non esiste. È
esistita invece in questo luogo una piccola edicola dedicata a S. Ambrogio
probabilmente portata qui da soldati di ventura provenienti dal nord. Allora,
parlo della metà del cinquecento, si masticava ancora il latino e Ambrogio in
latino si dice Ambroseus. Come da questo nome è venuto fuori S. Ruosi
bisognerebbe domandarlo alla brava gente di allora! Che però, magari
storpiandone il nome, l'ha 'adottato' a modo suo. . . . .