giovedì 28 agosto 2008
 
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PREMIO DI POESIA "FULVIO NUVOLONE" -TUTTI VINCITORI PDF Stampa E-mail
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domenica 11 novembre 2007

Pasquale Cominale premiato dal Presidente del Consiglio regionale Sandra Lonardo
Sandra Lonardo premia P.Cominale -1°premio
Si è conclusa la cerimonia di premiazione del Premio Nazionale di Poesia Fulvio Nuvolone 2007.Ha vinto il primo premio "Preghiera" di Pasquale Cominale da Cascano di Sessa Aurunca ad un tiro di schioppo da Carinola, dedicata alla madre scomparsa ed a tutte le madri dei presenti alla premiazione.Secondo premio ad un carinolese DOC anzi un casalese doc:Nicola Aurilio, enigmista di fama internazionale, con la poesia "1947" che rievoca gli orrori della seconda guerra mondiale per le popolazioni locali, terzo premio a "Il mistero di questo corpo" di Giovanni Caso da Salerno, che già vinse una precedente edizione dello stesso Premio Nuvolone! 4a classificata: "Nel meriggio brumoso" di Antonio Giuditta,professore dell'Università di Napoli,5a classificata:"Ad un figlio dalle piccole mani" di Marianna Mauriello da Cellole,6a classificata:"Un amico cieco" di Chiara Passaretta da Mondragone,7a classificata:"Capitoli chiusi" di Antonella Bovino da Casanova di Carinola,8a classificata:"Animo Pieno" di Giovanna Pascolo da Mondragone;9a classificata:"Dal profondo..oltre ogni tempo" di Elvira Franco di S.Andrea del Pizzone ed infine 10a classificata:"Brescia 1974:Piazza della loggia" di Lilly Viccaro Theo, dulcis in fundo, di Carinola! Bellissime anche le altre 90 poesie concorrenti, saranno tutte pubblicate sul nostro sito. La serata è stata più che fantastica: è nata una stella:Gabriella Caldarone di S.Donato di Carinola, che ha condotto tutta la serata in modo professionale e simpatico. L'ospite d'onore, Sandra Lonardo Mastella ,Presidente del Consiglio regionale della Campania è stata sublime in ogni suo intervento, commossa alla proiezione introduttiva che le ha ricordato la sua infanzia, coeva a quella del poeta scomparso, ha consegnato i premi ed ha voluto che il suo omaggio floreale fosse posto sul sepolcro di Fulvio Nuvolone! Presente l'intellighenzia dell'intera provincia, abbiamo notato il Preside Elio Meschinelli e numerosi professori dei vari istituti della zona. La giuria composta dai prof. Pisanti Tommaso, Federico di Santo, Marica Russo, Maria Teresa Manganiello e Felice Londrino, ha fatto un lavoro egregio! La folla di diverse centinaia di persone, mai se ne erano viste tante a Palazzo Novelli, ha fatto da cornice a questa indimenticabile serata di cultura allietata tra l'altro da brani musicali eseguiti al clavicembalo e al violino da Maria Teresa Roncone e Guido Rossi. Le prof.Giulia Casella e Fernanda Esposito hanno magistralmente interpretato poesie di Fulvio Nuvolone.Grandioso il Prof.Giovanni Battista Abbate regista della serata. Soddisfatti tutti gli organizzatri Gabriella Caldarone, Enzo Ceraldi, Dimitri Pierri, Giuseppe La Vecchia , Brigida Miola , Tommaso Matano,Gianni Abbate e Gino Passaretti. Commossi i coprotagonisti Renato e Fulvio Nuvolone, fratello e nipote del poeta scomparso, che hanno molto contribuito al successo della serata, resa possibile soprattutto dall'Amministrazione Comunale, il cui Sindaco Di Biasio non ha potuto presenziare a causa delle note vicende del sito di stoccaggio che vuolsi impiantare a Carinola! Ed ecco le poesie o meglio le prime tre e l'unica pervenutaci via e-mail:

 

Fare click per ingrandire
Pasquale Cominale

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1° Classificata:

 

fulvioh.jpg








 Una pietra,

un panno,

                 Madre,

nascondono le mani

disfatte, i sogni

piantati nell’anima.

 

Dimenticata in un bozzolo,

sei, ora,

attesa infinita,

lo spiraglio che confonde

le vele, gli alberi fioriti,

la nuvola ferma

nel cielo ferito...

 

Il giorno,

                Madre,

diventa il vetro,

la tenda ricamata,

un mobile, un vestito;

diventa l’azzurro

ed il sorriso della terra.

La notte,

sulle tegole stupite

o alla finestra aperta,

porta aromi e faville;

portami, ti prego,

una radice,

                   il respiro

che sale a cercarmi.

Portami

le tue dita.

 

Appena la luce

è fioca,

un filo di parole,

una zattera di ricordi

posami sugli occhi.

A una ventura di arsure,

ad un approdo di fango

dona uno stupore di ali,

l’incanto che lievita

il pane, che tramuta in presagio

l’assenza…

           

Oh, Madre,

Madre,

             Madre,

che sei chissà dove…

 

Se ti chiamo,

se ti inseguo

tra le ombre desolate

o tra le crepe del silenzio,

chinati sul mio cuore.

Non abbandonarmi:

se una piaga

porto tra le nuvole   

come la colomba colpita;

se, nel sole,

sei il battito

mutato in corolla,

il grembo

dove giungo, sognando…

 

E perdonami,

                       Madre!

Perdona la mia vita:

se, per te,

nel delirio del canto,

non ho trovato

una parola immortale;

se, innamorato d’infinito,

ti ho donato

evanescenze,

affanni

e rifugi senza sponde.

                      Pasquale Cominale

2°classificata

1947 (di Nicola Aurilio)

Tacque infine il lupo della guerra

e restò un nero nel cuore

nelle sere dove il pane non bastava per tutti

e allora mangiavano i più piccoli.

Eppure ardeva una luce nelle notti.

Eravamo noi quei bambini sbrigliati nelle strade

ma non crescemmo infelici

perchè il vento sperdeva polvere di macerie

e portava magie di ignoti mari.

Sognammo rotte 

durante le cene di poche castagne e troppo freddo.

C'era una madrea che ci stringeva

-allora-

e il freddo passava.

 

A tradimento giunse la feroce gioventù

e aprì finestre al sogno

e fu festa e fu sangue.Fu vita.

 

Ma lasciammo meno di un graffio sulla scorza

della storia-non di più.

Troppo presto alla stanchezza consegnammo i giorni

e inostri pugni chiusi.

 

Del falò che accendemmo alle sponde del cuore

resta cenere fredda nell'anima disseccata

ché più non chiamano sirene da quelle rive

che pensammo terra di partenza.

Nella sera che frena il respiro ci ripetono i figli

armando navi che resteranno all'ancora.

Anche per loro è la frusta del dolore.

Morì il bambino che correva nel vento

quando disimparò a leggere gli spartiti della terra

e sognare una cetra per suonarli.

                                              Nicola Aurilio

3a classificata:

Il mistero di questo corpo

(di Giovanni Caso da Salerno)

Non ho che versi, quasi bianchi venti.

a intenerire il battito del cuore,

non ho che l'alfabeto del silenzio

per adornare i giorni.Orme e pensieri

semino sulla pagina del tempo

ascolto degli uccelli ancora i canti

di loro giovinezza.

 

                               E mi sorride

il grillo che saltella oltre la siepe,

la serpe che disegna il suo cammino

al bordo del sentiero.E più non temo

i morsi delle antiche solitudini.

 

Cosa sussurra la fulgente luna

che balza sulla sponda dell'aurora,

cosa consiglia la parola incisa

sul vento dello spirito e il bisbiglio

dell'acqua ai fontanili?

 

                           Che non bruci

il fuoco acceso ed assopir la notte.

C'è sempre un sogno appeso ad ogni stella

e una chitarra ad addolcire il passo

che posa come l'onda di un dolore

sul foglio della terra aperta al cielo.

Ombra di foglia all'ultima stagione

me ne starò ad indagare i cosmi

e il senso delle cose ed il mistero

di questo corpo che si muta in cenere

ma in sé ha la forza e un grido d'infinito.

                               Giovanni Casofulvio14.jpg

 

4° Classificata:

Nel meriggio brumoso  

di Antonio Giuditta

 

 

Nel meriggio brumoso. a meridione

ho ritrovato il battito del mare.

E' un respiro profondo ripetuto

che scandisce e ritorna

come nei tempi andati.

 

 

Ad ogni giro

l'acqua sorpassa l'acqua e si frantuma

sulla salita lieve della riva. aggrovigliata spuma la conquista allungandosi morbida

ma ecco che l’ellisse indietro la riporta

ad incontrar la sua nuova compagna

a perderla sfinita dentro il nulla del mare. Nella stagione triste dell'inverno

l'onda gonfia ruggisce

e sulla sponda guadagna qualche metro

ma é vinta dal pendio e nel mare ritorna come nella stagione

quando il murmure è  dolce e si ripete come una cantilena.

Così da sempre. per sempre. Chi lo sa?

C'è un altro giro che incombe maestoso

sulla mente dell'uomo c la trascina

verso recessi vuoti,

Se cerchi di scoprire

l'origine dell'onda e del suo moto sali pure sull'alto della spiaggia

e guarda il mare.

Vedrai le groppe giungere dal largo ma solo fino a un punto

di là la bruma toglie la visione

e lascia il tuo pensiero

a immaginare altr'onde

e il grande mare immoto che s’affonda sotto di esse. sotto l'illusione.

E' questo il gioco di sorella acqua dell'aria e della terra

se tu fuoco congiungi

è  forse il gioco della stessa vita che nascosto traspare

dall'ellisse di spuma del pensiero.

5a classificata:fulvio15.jpg

AD UN FIGLIO DALLE PICCOLE MANI

(di Marianna Mauriello da Cellole(CE) 

Vorrei avere i tuoi piccoli occhi

per poterli guardare, 

vedere riflesse immagini

sfuggenti di un remoto passato

che ha il sapore del mare,

che ha il colore delle querce d’alto fusto

e il bagliore della canicola estiva

che illumina e riscalda centurie di mani

volte ad intrecciare serti di foglie

dal color verde dei miei tempi.

 

Vorrei poter sussurrare in silenzio

nella notte lunare parole sibilanti,

intonare un canto familiare,

un eco misterioso e rarefatto

di un ritmo dell’infanzia che si perde lontano

si dissolve, si frantuma

in note impercettibili di suoni di altri tempi.

 

Vorrei poterti donare il filo del ricordo,

vedere le tue morbide mani assorte a dipanare,

tessere trame dagli orditi di perla,

affidare al tuo fuso la linea sinuosa

e cadente di questo mio tempo ormai evanescente.

 

Vorrei avere le tue labbra,

provare la gioia di sentirle tramandare,

sobbalzare ad ogni parola,

inebriarmi e confondermi

nella tua melodia

che ricorda la nenia degli arcani miei tempi.

 

Vorrei….

………………………...

ma non ho occhi dal sapore del mare,

né il candore di una notte lunare,

non ho il suono del tuo canto familiare,

né minuscole dita nè labbra per tramandare.

 

Ho solo il tuo amore,

desiderato

sfiorato

perso

finito

negli abissi dell’ esausto mio cuore.

"UN AMICO CIECO" di Chiara Passaretta 

Esserti amico significa essere i tuoi occhi, mostrarti il mondo con le mie parole, parlarti della vita di tutti i giorni,
della bellezza della natura,
di un bambino che sorride,
del cielo illuminato dai raggi del sole. I tuoi occhiali scuri
N on bastano a nascondere la tua voglia di vivere, la tua forza di vivere
che mi dà vigore e coraggio ad affrontare la vita.
Basta un tuo sorriso
A svelare la luce del tuo animo,
una luce che niente e nessuno potrà toglierti. Sono io i tuoi occhi,
sono io che ti farò capire ciò che non vedi e sarai tu a mostrarmi le ragioni del vivere.

  fulvioc.jpg

I capitoli chiusi di Antonella Bovino

I capitoli chiusi

 

Dei nostri passati giorni

Non saremo mai niente di più di un Sogno.

Una storia che già nel silenzio nacque

e nel silenzio tuttora perdura.

 

Forse per sempre nuoterò in cerca della tua Isola,

 in cerca di una parola -una sola-

che possa svelarmi il tuo nome.

 

-Amami per ciò che sonol­

Grido ai tuoi larghi occhi.

 

Sono io la terra che i tuoi stessi piedi hanno calpestato

senza mai sapere dove andare,

sono io la somma di tutti i tuoi onori persi,

lo scarto tra la mia verità e la tua finzione,

sono io la sottrazione del mio stesso vuoto.

 

-non sono mai stata talmente vicina alla tua luce da restarne accecata-

 

Sono io la bocca che ti interroga

Ed io quella cieca paura di rispondere.

 

Sono io le tue solitudini e il tuo continuo maledirmi.

Abbiamo perso troppe notti

dovendo sempre cedere, poi, al nostro risveglio.

 

Dei nostri amori mancati

noi non saremo niente di più di una pena che si trattiene.

Al centro il vuoto,

ove alberga soltanto una speranza:

essere di noi almeno la religione,

 io atea in Dio

tu vedovo di me.

 

.

fulviof.jpg ANIMO PIENO di Giovanna Pascolo

Ladra emozione del giardino della mia purezza, Bagni gli argini aridi della mia essenza.

 

Oltre i confini hai osato scrutare quest'animo errante E il fiume che mi disseta rivela l'infinito.

Avvolta in spirali di sconosciuti sensi Scruto occhi profondi ove vola la notte Occhi umidi di lacrime dolenti

 

Ove cigola la mia ultima brama.

 

Una goccia di miele ti accarezza il viso. Improvvisa l'edera rinverdisce ai tuoi piedi. Quant'era ombra in te

 

Si colorisce, piegando nella bocca del vento Quest'animo pieno.

 

 

Dal profondo ... oltre ogni tempo  di  Elvira Franco

L'aria fredda e tersa del mattino copre di rugiada il marmo candido che solo i colori accesi dei petali sembrano corrompere.

Ciò non ti sia d'affronto

ma testimone di assoluta devozione oltre ogni tempo,oltre ogni spazio.

Quando i rami dei ciliegi sfiorati appena dal vento intrecciandosi con i mandorli,

non disegnano ancora la volta bianca della salita, lei viene per quella via:

Nei suoi passi si raccoglie tutta la dolcezza e la serenità

di chi non perde un attimo della propria esistenza ed ha rispetto del tempo

perché intimamente dedito alla vita. Lei sa come far suo l'eterno sciogliendo la voce e le mani

in amorevole cura per i suoi innumerevoli gigli. Non antepone all'intensità del vivere

altro che l'umiltà con cui ad esso s'accosta. Trae a sé rispetto

per l'eleganza e la semplicità trasmessa dai gesti

orlati d'antico splendore. Pur se amaro

è scoprirsi nell' oscurità

al chiarore argenteo della vita solitaria, ancora l'eco delle assolate domeniche splendenti di surreale gaiezza,

quando il rispetto si univa

all'esser pacifici più che al timore,

offrono lo stesso tepore dei puri raggi d'aprile che fra gli ulivi tingono le vie del vento, donandoci quel conforto

che non abbisogna d'altro.

Il calore dei cuori ove lei ha infuso affetto ovunque l'accompagna.

Perciò prego che in questa lietezza s'accendano per lei nuove aurore

e che non abbracci l'orizzonte quell'immenso tramonto,

che pur segnando il termine del suo tempo, non ne estinguerà il ricordo,

divenendo esso stesso suo principio.

 

È durata solo un momento ma l'illusione è rimasta:

Ella ancora là m'attende

seduta sulla soglia di quell' antico portone.

Spesso i passi di quest'impervio cammino si segnano incerti

sotto il peso dei ricordi

nella scelta del sentiero da seguire. Eppure un'eco dal profondo,

quasi fosse verità

che vuole esser tratta fuori dal suo nascondimento, svela l'unica risposta:

Non siamo lasciati soli al buio dell'esistenza cui non potremmo mai abituarci.

Sia pure un sogno,un'illusione o un ricordo a sostenerci, questo fa appello a tutte le nostre forze

per andare avanti con coraggio

sulla via della vita,

che percorriamo

solo in modi e tempi diversi rispetto a chi

ci ha preceduto.

Quanto tempo avremo perso,

perdendoci dietro a nubi alla deriva dell'infinito, misere illusioni che annebbiano il giudizio, prima di guardare al mondo vero,

prima di agire con coscienza?

Per questa terra e i suoi inconsapevoli eroi dovremmo ringraziare il Cielo

e non dar seguito a chi calpesta il prossimo per vanità o peggio, per viltà.

Non cercherò più di tracciare l'ombra delle querce al volger della sera,

ma veglierò fra quelle maestose radici anche l'ultima foglia che cade

perché se il significato di questo vagare è per noi limite, non ci rimane che il senso

cui votare l'esistenza.

Vivrò lasciando che la vita m'attraversi, diverrò suo strumento,

ché possa raccontarne i respiri, riunire il bene disperso, trasmettere l'amore ricevuto.

Attenderò così che il sole vesta di sé il platano e spingendosi fra i salici

sussurri che se vano è nascondere il proprio passato, non occorre travisarlo,

perché su di esso poggia anche il nostro riscatto.

 

Non è difficile affrancare l'animo dalle colpe.

Se ci rivolgiamo alla volontà di essere strumento avremo allontanato da noi

l'onta temibile dell' omissione,

per cui verrebbe indotta all'oblio

l'opera di chi ci ha lasciato

e che ancora vive in noi,

nel profondo.

Cosa sentimmo quella mattina Che ci lacerò il cuore?

 

fulvio13.jpg

BRESCIA 1974 . . .Piazza della Loggia  di Lilly Viccaro THeo

Colpì la piazza e l'anima

Lo schioppo della morte,

un tappeto di pioggia e sangue in un maggio di nuova stagione colpì le nostre speranze

mentre cercavamo insieme un barlume di giustizia. Cosa sentimmo quella mattina

Che ci lacerò il cuore?

Il boato ci lasciò il fiato corto e sospiri lunghi lo spazio di una vita. Cosa sentimmo

Che cifece sprofondare nel baratro dell'angoscia? Cosa sentiamo ora

Quando l'odore acre dell'esplosivo Ancora opprime i nostri polmoni, asfissia il cuore ora adulto

e uccide la speranza già flebile? Brescia come mille altre volte,

il terrore come in cento altre piazze. Brescia piange anni di incertezza

E cerca la verità per calmare il tremito dell 'indignazione. Brescia dà pace ai suoi morti

Ma oggi guarda le nuvole con orrore. Otto caduti in una mattina di pioggia Fine e densa come la rabbia

Di una generazione che cambia e cresce Ma ancora sogna e spera.

AUTUNNO
Maculate foglie rinsecchite e deformi
volteggiano impazzite alle folate del vento.
Il tumultuoso gorgoglìo che s'ode ai margini
di costoni, su cui si leva un fitto bosco,
rivela il serpeggiare di un traboccante
ruscello in piena
Cervi sfuggenti come proiettati
ad omobra sullo sfondo di un
quadro arcano che, incastonato
nel ricordo di un tempo senza fine,
lentamente si dissolve nell'oblio
del nulla, facendo perdere le tracce
di un'esistenza che non si mai vissuta.

AUTORE: Quirino VERRRENGIA

SOLIDARIETA  'di Giustina Pergameno

Quando, estasiato,

guardi un tramonto sul mare,

se hai qualche dubbio

su tutti il Creato

lo senti scemare.

Mentre il tuo sguardo assorto

si perde nella linea infinita,

riesci a cogliere

il disagio di un fratello lontano,

e come per un gioco divino

gli tendi la mano,

lo ridai alla vita ..

Il Tempo
GIANFRANCO PASSARETTA nato nel 1987 a Cava de Tirreni (Sa), residente a Carinola via appia parco libellula.
Ha conseguito la maturità classica presso il liceo Classico "A. Nifo" di sessa aurunca, frequenta il secondo anno di Scienze Biologiche presso la SUN Napoli.
Ha partecipato a numerosi concorsi di poesia.
Si è classificato III al concorso "Anna Torrese" nell' anno 2003/2004

Abbandonato lì

Seduto su una sedia

In un vicolo

Con gli occhi fissati nel vuoto

Con gli ultimi tiri di una sigaretta

La malinconia lentamente invadeva il suo viso

Mentre i pensieri gli affollavano la mente

Ricordi di un tempo oramai trascorso

Alzava il capo al cielo

Ripeteva il gesto, guardava questa immensità timoroso

Con gli occhi stanchi di chi sogna.

Attraversava i capelli con le sue mani

Ruvide,segnate dal lavoro quasi

A cancellare ciò che lo affliggeva.

Ora non è più seduto;

l'amore e il passato lo hanno lasciato.

Chissà se ritorneranno?

Chissà se le sue gambe lo sosterranno?

Tutto si muove e lui lì fermo, abbandonato,

perso nel deserto dei suoi occhi.

Contemplando l'esistenza di queste piccola essenza

Si presentò una fitta nebbia

Che tutto avvolse,

Tutto stinse,

affogando anche l'ultimo respiro

e svanì

lasciando soltanto la parte di cosa non siamo.

 

PAESE MIO di Antonio Zannini 

Paese mio,

ti debbo lasciare,

il cuore mi piange,

non posso restare.

Mi manca il lavoro,

la speranza d'un sogno.

Un avvenire diverso

mi spinge ad andare .

Paese mio,

ti debbo lasciare

il cuore mi piange

non posso restare.

Dovunque mi trovi ,

sempre con me ,

il ricordo di te,

Paese mio!

Povero o ricco che sia.

 

Semplicità  di Carmine Di Guida

Soffermato a rimembrar di sé con occhi chiusi

ancor lo vedi da così lontano il ragazzino

nato e cresciuto tra le dorate terre e gl 'usi

di un caldo e mite vicino al mar paesino.

A te devo il mio calore ....

Cerca in vita una ragion d'esistere

nel dar la gioia e gli onori a chi l'ha generato

che han sentito per amor reciproco il dovere

di unirsi e dar la luce agl'occhi di un neonato.

A te devo questo cuore .....

Quanti giorni e quante notti sogna il ritorno

lo cercherebbe in tutto l'universo

ma seguire una strada significa ogni giorno

giacchè del tempo non c'è l'inverso.

A te devo tutto quest'amore.

Tutte le sere prima di dormir

guarda una stella per gioir

..... è la più imponente .....

è la più splendente .....

è la più importante

Tutte le altre al suo cospetto hanno un difetto

il suo nome è "mamma" solo lei è l'essere perfetto.

LA PACE di Carola Sophie Abbate

La pace è l'amore.

È l'amore in ogni posto

l'amore in ogni luogo.

È un giardino profumato

tra ruscelli e laghi chiari

là dove tutti cantano e ballano

e anche i poveri

i malati

gli sfortunati

i diversi vanno a divertirsi.

La pace è un punto di incontro fra ogni popolo

tra fratelli

tra amici

fra me e te.

Basta con la guerra!

E venga la pace nel mondo

così ogni popolo potrà

mano nella mano

sorrisi nei sorrisi

fare un girotondo

tondo tondo

intorno a tutto il mondo.

Sussurra l'Africo all'anima sola nude parole .. di Michele Sorvillo

La luce del Sole se è vera

non dirlo a nessuno.

E soffri, piangendo e ridendo, nei raggi più caldi dell'anno.

Apro gli occhi all'alba,

e disperato mi chiedo, è vero?

E se vai avanti impazzisci,

sui pezzi di vetro, cercando invano il nido,

quando il nido è già colmo di per sé di tradimento:

paura largitaci al primo respiro ....

Se ti guardo resisti, coi nervi legati

ad un tralcio di vite.

Gelo, non scendere puntuale in queste notti,

anch'esse stanche e colme di specchi arsi,

in un minuscolo, fraudolento, frammento.

VITA  di Marina Bortolotti di Centrale di Bedollo(Trento)

Ognuno ha un suo valor

e nel modo  ingrato

ha da portar il suo doloro ..

Ma quella volta

che racconta il sogno

tutto il mondo ascolta,

Ed il suono

delle sue parole

invoca il perdono.

Ma quando il corpo varca

          la porta eterna,          .

con discrezione sulla barca,

si può contar il tutto

. nel ben che ha fatto

ed ha dato il suo frutto:

MANSARDA di Olga Torrico

Fissando il contorno

della siepe all'orizzonte,

stretta tra le mura di una finestrella così vicina al cielo ...

travolta da una strana sensazione

d'immensità .. .indefinibile ...

il mio pensiero viaggia

tra gli alberi intrecciati

dirami

perdendosi fra gli uccelli e

seguendoli in volo verso le nuvole,

rosate a ponente ...

La mia fantasia è una barca libera

in un oceano di immaginazione ...

È una piuma leggera trasportata

dalla brezza ovunque,

nell' infinito ...

SOMALIA di Giancarlo Filippelli

Terra d'Africa,

fame e violenza il grido del deserto,

odio e violenza seminano morte,

volti consunti dal lento divenire

di un orizzonte che non ha domani.

Terra di nessuno,

il grido dei dispersi,

mani protese sulle ombre dei padroni,

spettri di donne accarezzano fanciulli,

nel grembo del villaggio è già la notte.

Terra da arare,

parà e marines non vogliono capire,

divise verdi raccolgono frammenti

di un pezzo d'Africa volato via.

Polvere o sangue

il prezzo della pace,

scarne creature regalano un sorriso

davanti all'ultima minestra nera:

domani è già troppo lontano,

teneri agnelli sull'altare della guerra.

Terra mia, terra di Somalia,

risuona l'eco del deserto del Giuba.

Servirà mai quella cupola bianca

ad asciugare il pianto di una madre?

Non temo ( Consuelo Maria Valenza -Palermo)

Non temo il gelo e non l'arsura

Non temo la povertà e non la ricchezza

Non temo i graffi e non le carezze

Non temo.

I passi, mille a mille,

hanno scucito i pensieri e consumato le carni.

I passi, uno ad uno,

hanno detto la strada e diranno la meta.

Non temo.

I tuoi occhi sanno,

 innamorati mi svelano

 l'orizzonte immenso

al quale mi hai conquistato.

Sono di te nel tuo amore:

per te.

Occhi di Dio,

luce e splendore,

di me scintilla e in me infinito.

Non temo: verità in me di me

 il tuo sguardo.

EROS di Rotunno Domenico

E' inutile tentarmi

II frutto è morto

II tuo corpo disfatto

disumano

E' la nuvola che si sta ampliando

II cielo ne sarà presto ricoperto

E' il mio cuore spento

E le mie emozioni in suicidio

Prendi

Questo momento

è qualcosa che le tue labbra cantano da secoli

La neve occlude i miei sensi

Non agirò

Ma tu prendi questo momento

 Chiudi i miei occhi

Le ombre delIa notte si nascondono sempre

dietro le mie palpebre, non ti muovere

e continua a badarmi, dietro le mie palpebre

attendono annoiate

Non riesci a svegliarle

o il !oro dormire è troppo forte

Così assiduo! il sonno di Morfeo

così incoerente e contorto

Eros

Risveglia il mio animo

Eros

SCUoti la luce

o fiamma imprecante nell’oscurità deliziandosi

Eros

Alla ricerca del suo vento

Eros

Libera

Me

Omni tempore letum fugi

Nunc hoc somnium Iibidinis  tuae vivo

Eros, animum meum tene

A  PABLO di Stefano Gaudino

Nere ossidiane lucenti,

sono i tuoi occhi cadenti.

Con malinconici echi ... tu preghi

sotto i portici in rovina

sopra malva marina

a Garcia

alla poesia

sull 'umana follia,

così che dall'amore si tragga

... migliore via.

SI CHIAMERA' EVA di Camillo Cirelli da Roma

QUANDO RIAPRI' GLI OCCHI,LO VIDE ..................... ERA LI' VICINO ........... E SEMBRAVA DORMiSSE ................ .

INTORNO ERA SPARITO TUTIO ................... DEVASTATO E BRUCIATO DOPO QUEL GRANDE LAMPO NEL CIELO

CHE AVEVA DISTRUTIO OGNI COSA ........................... .

SI AVVICINO' CON TIMOREAVEVA ANCORA GLI OCCHI CHIUSI E LO BACIO' DELICATAMENTE .....

SULLA FACCIA DI LUi ............... .

LE PALPEBRE SI DISCHIUSERO PIANISSIMO E UN SORRISO MISTO DI MERAVIGLIA E DI GIOA,SI DIPENSE

SI GUARDARONO ANCORA ................. SENZA PAROLE, INTERDETII ........................ FORSE SAPENDO CHE ERANO RIMASTI

VIVI SOLO LORO E S'INCAMMINARONO SU QUELLA COLLINETIA CHE GLI APPARIVA DAVANTI .......................................................... .

QUANDO VI GIUNSERO SOPRA ....................... UNA FOLATA DI VENTO E ..................... DI COLORE LI FECE

SENTIRE ANCORA LA VITA ADDOSSO .................................... IL MARE!!!

ERA ANCORA LI' INNANZI A LORO ................... .

MERAVIGLIOSO, IMMENSO ................... ED ANCHE LUI ANCORA VIVO!

LEI GLI PRESE DELICATAMENTE LA  MANO, LA STRINSE ALLA SUA E GLI SUSSURO' ALL'ORECCHIO

CON TUTTA LA SUA VITA: liSI CHIAMERA' EVA " ............................ .

SI GUARDARONO NEGLI OCCHI ..... E LE LACRIME CADDERO DAI LORO OCCHI ..... E VENNERO GIU'

ANCHE DAL CiELO ........... .

TUTTO SAREBBE RINATO .................... ANCORA UNA VOLTA ..................... IN QUEL NOME SUSSURATO ALL'ORECCHIO!

ORA CHE LA VITA  di Raffaele Fiore da Mondragone

Dedicata ai ragazzi della mia 5a

Ora che la vita

più non mi sorride

e l'animo

s'infrange per tanta malia

a me d'intorno,

della quale mai non si ravvide,

non si spegnerà la mia poesia.

Ora che il cuor mio

Da tante cure affranto,

sembra quasi

fuggire le passioni più disincantate;

invece, pur latente I

vibra ancora di emozioni e tante,

gridandovi: la vita è anche bella. Amate!

Ora che la vita

avversa mi ha segnato

ed il dolore

non mi lascia un solo momento;

ora che la croce

ho pur' io abbracciato,

Signore, accanto a te mi sento!

 

Vento di Raffaella Ruosi

Ho ascoltato nel vento voci lontane.

dolore e rimpianto trasportati da Eolo.

Nel campo di grano sterminato e agitato dal vento

ascolto la malinconia, e penso di volare leggero.

Davanti a me un mulino come se mi parlasse e

balle di fieno che rievocano antichi mestieri.
Ecco la mia musa.
No. non è una musa greca
che tanti poeti hanno invocato e che

tanti eroi hanno spinto in battaglia.

Non sono un poeta, né un eroe.
La mia musa è fredda e non mi ama.

non suona per me un'arpa melodiosa e calda,

non mi parla e non tocca le corde della mia anima,

ma immobile mi guarda con occhi spenti.

Gioie ed emozioni. tranquillità e serenità dove siete?

Trasportate dal vento ormai lontane da me;

non curate i miei affanni, volate sempre più veloci.

Ci sono, ora ho capito.

La mia musa è la mia vita!

Ho ascoltato nel vento la vita

ed ho capito che sarò solo.
Non più eroi né poeti,

nel vento la vita. e la vita è il vento!

Stanco sotto una quercia non trovo il

calore della mia famiglia che mi ha abbandonato.

Vento, mio alleato sollevami più in alto

spingimi con le tue onde invisibili

verso la comprensione di tutto ciò

che prima mi è stato estraneo.

Nel vento la vita. e la vita è il vento.

Qualche ora dopo marzo  di Pasquale Passaretti

Piove senza ritegno

le pozzanghere incastonane nell'asfalto sembrano laghi antichi i bambini alla fmestra

cercano i raggi di un sole materno

Intanto un matrimonio di nuvole aristocratiche s'interrompe dietro colline succinte

Vuoto come una tazza da the dopo le cinque la coscienza si zittisce di fronte all'irrazionale movimento armonico dell'esistenza

che

giocondo si tuffa nell'anima

Piove senza ritegno e si aspetta ancora ...

Adesso le nuvole sono guerrieri dall'armatura greca s'ammazzano, si rimescolano, rinascono

Sfiorando l' irrealtà di Antonio Trabucco

Tramonto.

Il sole basso e rosso dietro la montagna.

Il vento fresco di fine autunno. sfiora la mia faccia. Chiudere gli occhi e pensare, volare ed immaginare. Come trasportato da quel vento

rilassato ed interdetto.

Dove sono?

Odio è amore, guerra è pace!

La ragione diventa comprensione.

I colori si schierano come per danzare

e per cantare la gioia e la felicità di un tempo perduto. Dolci ricordi di passeggiate di fine ottobre.

Dolci momenti di tempi diversi e di emozioni forti.

Ad un tratto tutto sembra distorto come in un quadro di Picasso. Un senso di paura mi rapisce,

e nel tridimensionale di uno stereogramma una moltitudine di immagini veloci scorrono verso di me.

Sudore ed affanno. Tutto è bello.'

Lo spazio è come la vita sempre sperata. Il verde come non è mai stato.

Le nuvole come giganti bianchi sopra di me. Il panorama idilliaco e bucolico che

non vorrei mai lasciare.

Tramonto.

Il vento ha finito di soffiare! Cado dalle nuvole, apro gli occhi.

Il sole è già scomparso davanti a me,

mi accorgo che ciò che ho appena immaginato è il mio stato d'animo ideale, ma utopico. Disatteso e disilluso.

Ho sfiorato lirrealtà.

Una lacrima. un sorriso amaro ed ironia di un momento. N essuna paura! Sto vivendo il tempo reale.

L'oggi è il domani ~ Monotonia e incomprensione.

Il mio animo reale è capace anche di trasformare

la gioia in struggente dolore.

Ho sfiorato I'irrealtà '

 RICORDI DI  FULVIO NUVOLONE  (di Giuseppe Ferraro - Mondragone)

 

I gusti muoiono dolcemente!

Furia di sospiri, fiumi di pianto;

il corso della vita è stato esigue

e breve, vita recisa crudelmente,

mi ritorna alla memoria, il tuo ricordo,

altalena di lacrime lucenti, sconvolto

dalla folgore della morte; una luce funerea,

raggela l’anima, di eterna compassione,

ora che possiedi la storia, a distanza

di venticinque anni, con travolgente

 leggenda, del tempo  andato,  voglio con

semplicità,  decantare le tue virtù, luce

 poetica, profonda nello spirito del tuo

creato; la tua memoria m appartiene, ci

ci siamo conosciuti, quando eri in vita,

eri l’ospite prediletto della casa;

amico “POETA FULVIO”  nuova ed antico

beato ed eterna raffinatezza  nell’animo

al linguaggio dell’amore, UNIVERSALE. 

               


 

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 11 gennaio 2008 )
 
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