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GIOVANI E POLITICA:CONNUBIO IMPOSSIBILE? PDF Stampa E-mail
Scritto da MARIO BERTOLINO   
martedì 04 marzo 2008

Giovani e politica: connubio impossibile?

 A poco più di una “quaresima” al voto nei luoghi pubblici si inizia a sentir discutere sempre più insistentemente delle elezioni. Naturalmente, dato che la politica al pari del calcio è uno degli argomenti che non esclude alcun interlocutore nelle pubbliche arene, se ne sentono di cotte e di crude. Le discussioni si fanno sempre più accese e dopo lo sconvolgimento del quadro politico innescato da Veltroni la gente ha perso un po’ la bussola politica della situazione, infatti, solo per fare qualche esempio, ho sentito gente immedesimare Veltroni, Prodi e i “comunisti” nello stesso soggetto o magari operare una netta distinzione tra Berlusconi e Fini. Tutto questo discorso, forse a tratti banale, mi è servito per introdurre qualcosa di più specifico e più vicino a noi, qualcosa che in questa campagna elettorale, soprattutto nella nostra terra, reciterà un ruolo di secondo piano: i giovani.

In questi giorni spesso mi è capitato di chiedere a miei coetanei il loro parere sul quadro politico attuale e quasi sempre la risposta è stata : “a me della politica non importa niente”. Questa risposta prima mi faceva trasecolare, ora mi induce a riflettere. Naturalmente non ho niente contro 

l’astensione; in una democrazia è del tutto legittima e può essere una posizione coerente al pari dello schierarsi, ma purtroppo dalle nostre parti non accade ciò, provo a spiegarmi meglio: negli ultimi anni, nei nostri paesi soprattutto, il livello culturale nei giovani è palesemente calato, e ciò ha portato le nuove generazioni ad un interessamento sempre inferiore nei confronti della vita politica e sociale. In tutto ciò anche i media hanno svolto un ruolo decisivo: i  giovani leggono poco (da noi POCHISSIMO) quindi fonte del loro “sapere” diventa in gran parte la televisione, che non sempre fornisce un quadro limpido di ciò che ruota intorno a noi. Le colpe però non si possono dare “in toto” alla televisione e quindi di riflesso alla società, molte volte sono gli stessi giovani che si “omologano” e si lasciano alienare dalla società magari per non perdere il trend della moda, ciò non fa che giovare alla classe dirigente che in questo clima di quasi “rassegnazione” approfitta della stagnazione sociale per conservare lo “status quo” delle cose. Quindi, morale della favola, invito i giovani a liberarsi da queste catene culturali e sociali, il cambiamento può avvenire solo dal basso e quindi dico, citando uno scrittore casertano, IMPEGNAMOCI PERCHE’ E’ IL POTERE CHE CI VUOLE STUPIDI!
Ultimo aggiornamento ( martedì 04 marzo 2008 )
 
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