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La nostra guerra quotidiana |
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Scritto da MARIO BERTOLINO
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giovedì 06 marzo 2008 |
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La nostra guerra quotidiana
Prendendo
spunto da un commento apparso oggi dalle colonne di “Repubblica” vorrei
sottoporre anche i lettori del nostro blog ad una piccola riflessione su una
piaga che attualmente interessa il nostro paese ed è quella delle cosiddette
“morti bianche”.
Ottanta
anni fa quel grande della poesia americana Edgar L. Masters, raccoglieva il
drammatico racconto dell’operaio Weldy, poi deceduto sul lavoro.
Quando mi convertii e misi giudizio
mi diedero lavoro alla fabbrica di scatolette,
e ogni mattina dovevo riempire
di benzina la cisterna del cortile
che nella rimessa alimentava i bruciatori
per scaldare i saldatoi.
E salivo una scaletta sgangherata,
portando secchi di quella roba.
Una mattina, che stavo lì versando,
l’aria si fece immobile e sembrò gonfiarsi,
e saltai in aria con l’esplosione della cisterna,
e piombai a terra con le gambe spezzate,
e gli occhi sfrigolanti come due uova fritte.
Qualcuno aveva lasciato acceso un bruciatore,
e qualcosa aveva risucchiato la fiamma nella cisterna.
Il Giudice distrettuale disse che certo
era stato un mio compagno di lavoro, e quindi
il figlio del vecchio Rhodes non mi doveva un soldo.
E io sedevo sul banco dei testimoni, cieco
come Jack il violinista e continuavo a ripetere,
«No, non lo conosco affatto».
(brano tratto da “l’antologia di
Spoon River”)
In Italia ogni anno muoiono più di mille operai sul
lavoro; se non è guerra questa…
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Ultimo aggiornamento ( venerdì 07 marzo 2008 )
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