 Irene Savasta La vincitrice del Premio Nazionale di Poesia "Fulvio Nuvolone"2008 viene da Albione, dalla Gran Bretagna e precisamente da Londra , Daniela RAIMONDI con una bellissima poesia: "IRMA" (186)ha superato, con voto unanime della Giuria tutti gli altri quasi trecento concorrenti e sarà con noi al Convento di S.Francesco il 18 Ottobre p.v. a ricevere il meritatissimo primo premio. Seconda classificata:"Si è fatto tardi cara" (327) di Umberto VICARETTI da Luco dei Marsi (AQ), Diorigente Scolastico dell'Istituto Ignazio Silone , laureato alla Sapienza di Romaha vinto oltre sessanta primi premi e nel 2006 ha pubblicato la raccolta La Terra Irraggiungibile , per i tipi della Ibiskos Editrice;terzo classificato: Benito GALILEA da Roma con la poesia "FRAMMENTI d'Eternità"(324). La sezione giovani ha invece visto primo classificato un giovane di S.Pellegrino Terme in provincia di Bergamo: Gabriele BONZI di 23 anni vince premi letterari dal 1995 e cioè da quando aveva 10 anni, ha già vinto un primo premio appunto nel 1995 ed un altro a Fiesole nel 2002 e l'ultimo a Lendinara (Rovigo) nel 2003 , oggi vince il Premio Nuvolone Giovani con la fantastica poesia "Lungo l'asintoto"(229), seconda classificata:"Canovaccio sintetico della vita di Amir" (243)di Mauro D'ARCANGELO, appena vent'anni ha lasciato l'università e lavora presso la H3G di Trezzano sul naviglio e coltiva i suoi interessi scientifici ed umanistici parallelamente al lavoro, da Vermezzo di MILANO e terza classificata sempre per la sezione giovani "LE MIE LACRIME"(Ad un angelo)(305) di Luca DI BARTOLOMEO da Capaccio Scalo (SA) di appena 16 anni e già vincitore del Premio Internazionale di Poesia 2008 Città di Bisenzio; 4e ex aequo:(111)"Foglie di platano" di Sandra Coletta da Cascano di Sessa Aurunca (CE)-(167)"Stanza n.2,Letto 5" di Domenico Corvaglia da Alliste (Lecce) ha già vinto tre primi premi nekl 2007 ed uno il "Silarus" nel 2008, ha pubblicato una racciolta di poesie dal titolo:I duelli del cieco" e (227)"Il mito,le macerie e la speranza" di Salvatore GAGLIO da Santa Elisabetta (Agrigento)autore di poesie ed opere teatrali in versi e in prosain italiano e in siciliano, ha vinto numerosi premi letterari;4e per la sezione giovani ex aequo:(115)"ieri. . ."di Antonella Renegaldo(anni25) da Manfredonia(FG) di 25 anni,studentessa universitaria, studia teatro ed ama la lettura, 2a a Giovani Autori 2001;(294) "Respiro" di Irene Savasta, studentessa di 24 anni da Chiaramonte Gulfi (Ragusa) ;Sempre 4a ex aequo Sez.Giovani:(279)"La tua pistola" di DELPIANO Michele da Barletta (BA) di 24 anni, laureando in Lettere ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie "Penso in versi" Fin troppo evidente che questo era un premio predestinato: onore alle donne: non a caso la scelta del Recital di Pamela VILLORESI, che concluderà la cerimonia, è caduta su "LA CHIAMA DELLE DONNE! La vincitrice del premio è donna e la sua poesia è un inno, anzi una meditazione su una vita raccontata da una donna, che attraversa "epoche difficili anche nella semplicità sempre drammatica della vita quotidiana": vita difficile e a volte tragica, come continua ad essere la vita di tutte le donne, dappertutto! Oggi è anche l'onomastico
di Daniela RAIMONDI e vogliamo farle gli auguri a nome di tutta la nostra comunità che l'attende a braccia aperte insieme a tutti gli altri vincitori che faranno tanti chilometri per essere con noi al Monumentale Convento di S.Francesco, uno splendido sito per un'occasione speciale! Grazie Daniela per averci dedicato il bene più prezioso che hai:il tempo! Ma un grazie speciale va ad un'altra donna, l'unica tra i vincitori della nostra provincia Sandra COLETTA di Cascano di Sessa Aurunca, avvocato che già nell'84 ha partecipato al premio "Città di Napoli" dice che "è difficile conciliare un lavoro sterile con l'amore per la poesia":che gioia vederla tra i vincitori! Ed ecco la poesia vincente di Daniela Raimondi:IRMA
Irma ha lasciato il suo amore su un selciato di Amburgo, la testa spaccata a metà come un melograno. A quei tempi aveva trent’anni e tre figli. I bambini li ha cresciuti da sola e mai li ha baciati alla luce del giorno, ché i figli – diceva, si baciano solo quando stanno dormendo. La sera metteva i bambini sotto il getto dell’acqua come mazzi di fiori. Poi mordeva la carne rosata, e rideva.
Da quale vento-uomo ti sgorgava, Irma, il sorriso che hai nella foto sbiadita, quando l’aria ti muoveva i capelli e l’ombra dei monti ti cadeva negli occhi. I tuoi occhi tranquilli, così distanti dalla città di mare e di paure.
Salerno si apriva dietro le portiere azzurre di una corriera. Scendevi spettinata, la pelle scura, e la bellezza intatta di un corpo chiuso agli uomini. Le tue mani toccavano come una cresima il vino nuovo, il pane magro. E ogni volta pensavi che il mare era un fiume più grande senza argini, o foci.
Da quale vento-amore ti giunse, Irma, lo sbocciare dei figli sui fianchi, l’aprirsi della tua prima doglia, e poi la forza dura, bianca come una pietra, che ti nacque sulla bocca il giorno della sua morte. Da quale terra sterile nasceva l’orgoglio di voler vivere da sola, quella saggezza austera che solo il sangue dei poveri sa riconoscere.
Mi hanno detto che ogni sera impasti ancora la farina con l’acqua e col sale. Che ora chiami a tavola i figli dei figli con nomi teneri come il tuo primo latte, leggeri come un sogno sotto la vite. Mi hanno detto che nelle sere d’estate ti siedi sulla soglia di casa a fissare l’attimo incerto, l’ultima luce che vola nel cielo.
Guardi gli aerei passare. Poi spegni tutte le luci e ascolti il più dolce equilibrio, il dolore perfetto, il rumore di un cuore che fatica a dormire. Ed ecco la posia vincente della categoria GIOVANI di Gabriele BONZI: LUNGO L'ASINTOTO
Seguivo con lo sguardo
due sandali
trascinarsi nella sabbia.
L'incessante rincorrersi
di un paio di orme.
Lungo la lama infuocata
che fende il deserto.
Binari eremiti scordati
all'ombra lunga dell'ultimo
sole d'estate.
Finché sono scomparsi. I sandali, le orme, il pellegrino.
Oscurati dall'ombra breve
di un treno.
Una manciata di granelli scivolati nella clessidra della vita.
Seguivo con lo sguardo
la sua corsa.
L'incessante rincorrersi
di un paio di carrozze.
Ponte appuntato
tra due stazioni
senza nome.
Finché è scomparso. Il treno. Con i sandali, le orme, il pellegrino.
L'umana illusione di sfondare la barriera del suono
aggirando quella del silenzio.
Una manciata di granelli scivolati nella clessidra della vita.
Seguivo con lo sguardo
la scia chiara di fumo scuro
s-correre
segnalare la via
danzare abbracciata col vento.
Il vento soffia dove vuole
e ne senti la voce.
Ma non sai da dove viene.
Né dove va.
Finché sono scomparsi. Il vento. La scia. Con il treno, i sandali, le orme, il pellegrino.
Nel grembo del cielo.
Una manciata di granelli scivolati nella clessidra della vita.
Seguivo con lo sguardo
i binari.
Un brivido gelido mi scosse.
Fa fretta a far freddo, pensai.
Si era fatto già buio.
L'inganno del tramonto.
Così chiusi gli occhi.
Il cieco affina l'ascolto.
Capovolsi la clessidra.
E mi incamminai.
BONZI GABRIELE
nato il 10/09/1985 a S.Giovanni Bianco (BG)
VIA MONTE ZUCCO, 7
24016 - S.PELLEGRINO TERME (BG)
CELL: 3293249830
NOTA BIOBIBLIOGRAFICA
Nato a S.Giovanni Bianco (BG) il 10/09/1985.
1° classificato concorso "La banda: tradizione, cultura e amicizia in musica" (S. Pellegrino T., 1995)
2° classificato Concorso letterario "Lions Club: Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi" (Bergamo,1997)
2° classificato Concorso letterario: "L'Arma dei Carabinieri" (Bergamo, 1999)
1° classificato Concorso nazionale di poesia "Gabriele Bellucci" (Fiesole, 09/2002)
Menzione speciale al 3° Concorso letterario europeo di poesia "Ass.ne Rinascita Piediluco" (Piediluco, Terni, 02/08/2003)
Giurato del "Premio Nazionale di Narrativa Bergamo" (Bergamo, 03/2003)
Finalista al "Premio Nazionale di Poesia La Fonte-Città di Caserta" (Caserta, 11/2003)
1° classificato Concorso Nazionale di poesia "L'arcobaleno della vita" (Lendinara, Rovigo, 12/2003)
Doppia segnalazione di merito al Concorso Nazionale di poesia "L'arcobaleno della vita" (Lendinara, Rovigo, 12/2003)
2° classificato Premio letterario "Comune di Curno" (Curno, 02/2004)
Giurato del "Premio Nazionale di Narrativa Bergamo" (Bergamo, 03/2004)
2° classificato concorso "Storia e tradizione della Valle Brembana" (Zogno, 8/2004)
Ed ecco la seconda classificata della Sezione A di Umberto VICARETTI: Si è fatto tardi, cara
Il giorno ammaina le bandiere azzurre, issa penombre ai drappi del crepuscolo.
Si è fatto tardi, cara. Lentamente si smemora la luce, smarrita negli anfratti della sera. Sugli spalti immensi sopra noi ardono inquiete faville; alla fonda, pronta a salpare già incombe la luna.
Il vento chiama ai transiti del loto ed io non ho più mappe da seguire, né occhi buoni a trattenere stelle. Non chiedermi l'essenza della rosa, solo la dolce Emily distilla memorie dai suoi petali ossidati. Non chiedermi di aprile, ho già scordato il ritmo della pioggia, e in fondo al cuore ha foglie affastellate stremata la clessidra: solo il sogno e la pazienza dell'erba ricordano le rotte della luce!
Perciò ti prego, cara, tienimi acceso il lume. O alla volta del cielo, oltre la notte, accendi la tua stella, ch'io possa indenne oltrepassare il buio, relitto risparmiato alla deriva, refurtiva d'amore trafugata agli artigli del naufragio.
Umberto Vicaretti Via Leonardo da Vinci, 17 67056 Luco dei Marsi (AQ) Tel 086352233 - cell. 3887455493 e-mail:
Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
ed ecco la 2a classificata della sezione GIOVANI di Mauro D'Arcangelo:
CANOVACCIO ERMETICO DELLA VITA DI AMIR
Nato, cullato fra risa.
Una patina di benessere, ottimismo sedante,
progresso.
Segui la luce se non vuoi cadere.
Segui la luce, intorno non c'è altro.
Balla col burattinaio immobile,
balla con le sue dita,
venera e non preoccuparti,
perché Atlante regge il peso del mondo.
Nato, rotolando fra i rovi e le spine,
battezzato dal sangue e dalle feci di mia madre.
Niente intorno a me, ma una luce lontana già grida,
giunge eco illusoria.
I bambini devono giocare
con soldatini ed eroi
morti volgendo l'ultimo pensiero ad Atlante.
E le bambine devono cullare feticci incontinenti,
perché un giorno si sdraieranno
e penseranno ad Atlante.
Guardate il mutevole volto del Suo medium esaedrico:
vi guida da lontano, ascoltate.
Io sono
con la polvere strema, col silenzio,
col volo di viscere profetiche.
Un giorno avrò le scarpe,
e non ballerò più sulla mia stessa carne.
Coltiva l'ignoranza e prepara la tua guerra
nei giardini di Apollo Licio:
combatti per ogni singolo quarto di punto,
è un diritto inalienabile.
Gonfia i tuoi palloncini,
sgonfia i dirigibili.
Non era questa l'uguaglianza?
Finalmente sarò parte di quella luce
che da bambino rischiarava i sogni fragili.
Ma l'occhio di Atlante,
cromatico intenditore,
scruta la natia mia guaina.
La luce non è poi così chiara per me,
e solo ora scopro chi sono e mi presento:
sono la grinza delle lenzuola.
Copriti gli occhi piccolo cucciolo.
Passa e non guardare
i sogni infranti e sanguinanti
di una pedina sacrificabile.
La sua patria è lontana,
ma è venuto qui a rubare il pane
a gente onesta e civile
che ballava serena.
Si era messo in testa di fottere un paio di scarpe,
ed ora dalla sua testa germoglia un marciapiede.
Ma qualcuno pulirà, e nessuno sentirà la sua mancanza.
Atlante ha già spiegato tutto,
e regge il peso del mondo.
Morto, rantolando sull'asfalto.
Dal sangue e dalle feci generato,
torno all'origine.
Ed ecco la terza classificata Sezione GIOVANI :"Le mie lacrime"di Luca DI BARTOLOMEO Le mie lacrime
(Ad un angelo)
Serpeggianocunicoli all'aperto
attorno alla montagna
dalla pelle maculata.
Le strada sono pezzi di carne lacerata
di questa terra
morsicata dal mare.
La pioggia ha già anestetizzato il tempo
e non c'è più bisogno
di contare i minuti,
ormai perduti
tra le fibre incolori
di quest'aria stesa ad asciugare.
Il cielo è un fazzoletto
bagnato delle mie lacrime
e il sole è solo la luce di una dinamo
nell'intermittenza deimiei pensieri.
Quanto è lontano il nostro ieri
in cui mi accarezzavi le squame di serpente
e smagriva la mia diffidenza
tra i tuoi baci che profumavano di paradiso.
Quanto sono lontane le tue parole
e il tuo respiro
che appassiva.
Ma ora da questa riva
su una lucciola a vela
anch'io,solo, mi allontano
e mi perdo a rincorrer la tua scia
nell'indefinibile ruga dell' orizzonte.
Ed ecco la quarta classificata ex aequo sezione A:
FOGLIE DI PLATANO di Sandra COLETTA di Cascano di Sessa Aurunca Vivono ancora Oggi, a Carinola le foglie di platano. Tintinnate dal vento Amante malizioso Sorridenti Vibrano. . . Fioche lampare Nei raggi spezzati Dal sole di gennaio. Creano incerti Girotondi danzanti. Giovani allieve diMatisse. Sfidano gemellecelesti A duelli di puntedorate. Ed io le ho trafitte. Erotica invidiosa. Muoiono ancora Oggi, a Carinola le foglie di platano. Lembi pietosi di linodel Nilo Anime dantesche Raggrinzite dal gelo, Visi scortecciati, schiave perenni dell'asfaltoprovinciale. Inerti legni smagliati Sospirano aliti difumo. Ed io le ho ferite. Vile vendetta. Immemore del pozzosegreto. Buia sorgente Per ogni foglia divita. Sandra COLETTA Ed ecco la 4a classificata ex aequo Sezione GIOVANI :"RESPIRO" di IRENE SAVASTA:
Respiro
Nascere o morire È forse la stessa cosa? Ma vivere è respiro. Profumo di zagare sulla statale, respiro odore di castagne sulla via Umberto, respiro la mia città, bagnata dalla cenere e dal mare.
Ancora 4a classificata ex aequo Sezione GIOVANI "LA TUA PISTOLA" di Michele DEL PIANO: La tua pistola La tua bocca è una pistola: dalla tua gola: "Sotto a chi tocca" ed il colpo vola il colpo dalla tua gola e la mia anima è morta. Sempre 4a classificata Sezione A : "STANZA n.2 LETTO 5" di Domenico CORVAGLIA: STANZA N. 2, LETTO 5 (Alba notturna)
E' la veglia del sonno, né riposo né erba sul prato o sul candido letto del giorno.
Le narici fumanti sgretolano e perforano la roccia dura e compatta dell'afa, alla disperata ricerca di un sorso, di un fresco zampillo d'aria.
Il buio liquefatto si riduce, si spegne, si disperde e si trasforma in rigogliosi rivoli di luce.
A metà strada fra un sussulto e il cuore, proprio in cima all'umana sofferenza, sulle rive desolate del dolore, un adulto Gesù bambino si risveglia addormentato, a pelle e ossa, dopo aver sognato che stava per approdare sulle coste frastagliate del cielo, trasportato nello spazio senza limiti di una fossa.
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