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Tu quoque, Brute, fili mi? |
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Scritto da MARIO BERTOLINO
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lunedì 25 febbraio 2008 |
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Tu quoque, Brute, fili mi?
Niente
più di questa celeberrima frase può essere emblema di una congiura e di un tradimento da parte di un figlio
(putativo!), e quindi questa frase può descrivere, in maniera concisa, lo stato
d’animo di Cesare\Di Biasio all’appresa notizia dell’imminente, e ormai
consumato, “tradimento” da parte di Bruto\Mannillo.Questa
notizia negli ultimi giorni ormai era intrinseca nell’aria politica locale,
anche se qualche mese fa si sarebbe annoverata nella categoria “fantapolitica”,
ma oggi si può dire (anche se nulla è sicuro in questo mondo e soprattutto a
Carinola!) che il dado è tratto! Mannillo oltrepassa il Rubicone, anzi il
Savone, e lancia una sfida epocale al suo maestro e demiurgo Pasquale Di
Biasio, un Mannillo che dopo essersi allattato per 5 anni al seno di “mamma
Margherita” trova questo latte ormai amaro per via della “munnezza” e rompe il
cordone ombelicale che lo teneva unito a questa giunta e a tutta la
combriccola! Ma in fondo, alla fin fine bisogna dire grazie a Mannillo; grazie
per aver dato una scossa, quasi un colpo di coda, a questa campagna elettorale
che sembrava ormai destinata ad un esito scontato ed assumeva toni piuttosto
amichevoli, quasi all’insegna di un
nostrano “vogliamoce bene”. Ora invece
grazie a Mannillo ci attendono 50 giorni di scontri , speriamo solo dialettici,
e sicuramente altri colpi di scena. Naturalmente saranno esclusi dalla
battaglia deboli di cuore e anche eventuali “figliuol prodighi”, quindi
concluderei chiedendomi: se bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio
ciò che è di Dio, per Bruto cosa resterà?
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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 27 febbraio 2008 )
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