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Nel dare cominciamento a questo articolo, è d’obbligo rivolgere un pensiero non troppo amichevole a quei pochi “cacciatori seri”,

ovviamente si fa per dire… , che in base al nuovo “calendario venatorio” campano 2021/2022, dovranno, udite, udite, rinunciare nientemeno, che alla eccitante “preapertura” per sparare ai “corvidi”, per consentirne il “prelievo a febbraio”; così si esprimono i nostri sulla loro “Pravda” di sovietico e ferreo impianto; come se non bastasse, sarà loro proibita anche una goduriosa attività a cui tanto tenevano: infatti per loro niente caccia sempre a febbraio del 2022 contro l’ambito Colombaccio; ma non basta! I guai per loro non finiscono qua: restano disorientati e increduli per il “mancato anticipo dell’apertura alla tortora”; così, sgomenti si esprimono sul loro foglio già citato.

Però non può passare sotto silenzio la poesia che traspare dalle loro parole : “il mancato anticipo dell’apertura alla tortora” non è altro che un modo cortese e garbato di esprimere “il mancato supremo godimento di poter sparare quanto prima al suddetto fastidioso volatile.”

Ma lo stucchevole piagnisteo purtroppo continua indefesso. Sì, moltissime tipologie di volatili potranno essere oggetto delle attenzioni dei nostri eroi solo dal primo ottobre: che strazio dover aspettare qualche giorno per l’inizio generale della tanto bramata “stagione venatoria”. Per sorridere amaramente un po’, ma solo un poco, possiamo pensare al fatto che il ghigno dei nostri scalpitanti cacciatori si offusca ma pur si distende, pensando, sì, è una parola grossa riferita ai nostri “cari amici cacciatori…”, che il loro calpestato “dolce desio” si aprirà la terza domenica di settembre per dare il benvenuto solo a quaglie, tortore, merli e fagiani; certo, non è il massimo della vita, ma ci si può accontentare.

In effetti queste sconsolanti informazioni, tratte dal fondamentale sito “IoCaccio.it” non hanno però alcun valore per il maleodorante viscidume degli insulsi bracconieri, la cui unica missione è quella di distruggere, sterminare ogni cosa dai volatili ai cinghiali e quant’altro stuzzichi la loro voglia, la loro fame e quella di chi si pasce intorno a loro e ai loro festini fatti per cavare denaro, la loro ingordigia, la voglia di soldi sporchi, insomma il nulla.

Il Comitato Sì Aboliamo la Caccia, mi fornisce parole che non conoscevo di Lev Tolstoj, parole sulle quale mi piace sostare ed indugiare e che qui riporto:

“è poco probabile che fra i cacciatori se ne trovi uno che non provi, almeno per una volta, un principio di pietà per una delle sue vittime, ma che pure ogni volta non cerchi di respingere un tal sentimento considerandolo come una debolezza. Ed è così che è schiacciato il bocciolo appena schiuso della pietà, da cui potrebbe germogliare e fiorire quel sentimento più elevato e più perfetto, che è l’amore. In questo costante suicidio morale è il male supremo della caccia.”

Poco o nulla mi resterebbe da dire oltre queste parole di Tolstoj.

Certo, la mostruosità della caccia sta proprio nella sua lampante inutilità, nella sua stupidità. Ma a che serve dirlo? L’ottusità dei loro indefessi praticanti valica ogni confine apprezzabile di decenza.

Inoltre a volte vi è un limite intangibile e vacillante, tra bracconieri e cacciatori, intercambiabile e instabilmente precario, tanto che spesso le frange estreme degli uni vanno a confondersi con quelle moderate (diciamo così …) degli altri.

A questo punto vi è da porsi l’interrogativo ineludibile, se vi è ancora una maniera per provare, come si suol dire con stucchevole locuzione, a “salvare il salvabile…”.

La cura attenta e scrupolosa, il tentativo di preservare quanto ci resta, pur ridotto com’è, o almeno cercare di rallentarne il disfacimento in modo sensibile, è quel che ad ogni buon conto va fatto senza indugio alcuno.

Il Mondo crolla sotto la sferza del menefreghismo interessato dei cosiddetti “potenti”, sotto la scure del “capitale” il che è null’altro che uno squallido bislacco ossimoro che ha più dell’analogia; sì, ma la caccia? La caccia non è altro che il classico sassolino che ne trascina con sé altri fino a farsi valanga; la strafottenza di un gruppuscolo di menefreghisti che possono minare un equilibrio già di per sé instabile, se non già saltato; bene, costoro rappresentano le scorie che ci tocca respirare. Ora, questi signori, cacciatori o bracconieri che siano, la differenza questa volta è davvero secondaria, sono solo un labile e fetido lacerto, che contribuisce per la sua parte allo sconvolgimento che mina o ha già fatto saltare tutto quanto ci circonda. Al centro di questa realtà solo abbozzata c’è sempre l’uomo e non potrebbe essere altrimenti. Così all’impoverimento sistematico, se non totale per alcune specie di volatili, si aggiunge ben altra e mostruosa devastazione. Questa volta al centro vi è la natura nel suo complesso e molto più in generale l’ambiente annichilito e calpestato… La terra… il mondo… il futuro dell’uomo. Ma non è il caso di sviluppare ulteriormente queste ultime considerazioni che, ampliando a dismisura il tema dell’articolo ne snaturerebbero l’argomento.

È bene quindi che concluda ribadendo con vigore la superfluità, l’inutilità e soprattutto i molti danni causati dall’assurdo esercizio della caccia, dal suo essere ancora massicciamente praticata per lo stupido diletto di chi proprio non sa come impiegare più proficuamente e intelligentemente il suo tempo o di questo non sa che farne.

Alla faccia della “transizione ecologica” sbandierata a piene mascelle dal governo in carica le televisioni, i siti e i giornali che governano l’Opinione Unica Nazionale poco o nulla dicono del referendum abrogativo promosso dal Comitato “SI Aboliamo la caccia” e che ha l’obiettivo di raggiungere 500.000 firme entro la fine di ottobre; il mio invito è quello di contribuire al raggiungimento di questo obiettivo; si può firmare nei comuni o ai banchetti organizzati dal comitato e di cui si può avere notizia sulla pagina facebook https://www.facebook.com/ComitatoSiAboliamolaCaccia.

Che si lasci dunque a tutti i volatili la possibilità di riposare tranquilli sugli alberi e di volare la loro vita e che ci si lasci godere della lieve musica del suono dei loro cinguettii senza essere insozzati dal lurido rumore dei fucili…

È chiedere troppo?

Dimitri Maria Pierri