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20/01/2021

DA MILANO CON AMORE:ULTIMA PERLA DELLO SCRITTORE DI CASANOVA

By Ceraldi Vincenzo

LA FACCIATA E LE NAVATE ALL’INTERNO DEL CONVENTO

Il nostro giornale ha già avuto lopportunità di parlare di lui. Si tratta di Umberto Di Donato, nato a Casanova nel 1935 da genitori di Casanova, e vissuto a Caserta sino a 19 anni, quando per motivi di lavoro si trasferì a Milano.

In questa città, dopo una carriera di trent’anni alla Banca Commerciale Italiana – COMIT, ha creato il  Museo della Macchina da Scrivere, in omaggio allo strumento che lo ha favorito e accompagnato nella lunga attività lavorativa. Un’altra sua passione è la scrittura di libri autobiografici, tra i quali: “Non Più Guerra – Autunno 1943 Bombe su Caserta e Carinola” presentato a Palazzo Novelli nel 2009, alla presenza del Sindaco Dr. Gennaro Mannillo.

A Natale è tornato in libreria con un nuovo scritto, per parlare di quando nel 1956 approdò a Milano, rimanendo affascinato dalla sua storia e dalle sue meraviglie. Vive ancora in questa città, perché è qui che vivono i suoi tre figli con sette nipoti.

Umberto Di Donato porta sempre nel cuore la sua terra natia e ogni anno ritorna più volte a Casanova a ritrovare i suoi parenti e a Caserta per abbracciare il fratello Lorenzo e la sorella Vincenza.

Due anni fa venne per la Festa di Maggio, quando a Casanova si onora la Madonna Grande ed Eccelsa, con una commovente e lunga processione sino al Santuario, situato ai piedi del Monte Massico.

Ma il nostro compaesano viene a Casanova anche per rivedere e pregare davanti al quadro dellamata zia,  Suor Pacifica, da Casanova, sorella di sua madre, fatta da lui collocare anni fa in ricordo nella chiesa parrocchiale del paese.

Gli abbiamo  chiesto di poterlo intervistare e lui, gentilissimo , ben volentieri ha risposto alle nostre domande.

Perché ha scelto proprio 
 Milano?  “Visitai la prima volta la città lombarda il 25 aprile 1956, oltre sessant’anni fa, in occasione di una gita per visitare la Fiera Campionaria, allestita nella vecchia sede del Portello. Colsi quindi  l’opportunità di fare un giro in centro: piazza del Duomo, piazza della Scala, il Castello degli Sforza.

Rimasi affascinato dalla maestosità dei suoi monumenti e fu amore a prima vista”.Quando vi è poi tornato e pet quale ragione. E lui: L’anno successivo, in cerca di lavoro ! Chiaro che Milano aveva suscitato in me più interesse di altre città che pure avevo visitato. Pensai che qui più che altrove avrei potuto mettere a frutto il  mio diploma di ragioniere conseguito presso l’Istituto Tecnico di Caserta. L’Istituto al quartopiano della maestosa Reggia borbonica  Vanvitelliana .

Venni poi a conoscenza che il grande Vanvitelli era stato maestro, mentre costruiva la Reggia, di Giuseppe Piermarini, costruttore a Milano del Teatro alla Scala, della Villa Reale di Monza, della ristrutturazione del Palazzo Ducale di piazza Duomo, del Castello e molte altre costruzioni importanti, tanto da meritare la nomina di “Imperial regio architetto e ispettore delle fabbriche per tutta la Lombardia”.

Quando arrivai in città erano gli anni in cui  l’Italia era ancora impegnata nella ricostruzione dei danni causati dalla guerra e nella riorganizzazione delle industrie e del commercio e non era difficile inserirsi nel mondo del lavoro, per chi aveva una buona preparazione e voglia di impegnarsi “.


Quindi ha trovato subito lavoro? “Non proprio subito, ma diciamo che non fu molto difficile, grazie al mio diploma di Ragioniere e alla conoscenza della macchina da scrivere, teoria e pratica apprese su volere di mio padre Emilio, nel suo ufficio al Distretto Militare di Caserta.

Da autodidatta perché in quei tempi la dattilografia non si insegnava, né negli Istituti Tecnici, né nelle Scuole private.

Ebbi la fortuna di essere impiegato in una filiale del centro di Milano, addirittura in Piazza della Scala, dalla Banca Commerciale Italiana, che registrava in quel periodo un imprevistosviluppo a sostegno delle nuove iniziative industriali.

Da allora non ho più lasciato la Lombardia. Il legame tra me e Milano è divenuto sempre più stretto, man mano che crescevano i miei figli enascevano i miei nipoti.

La foto che vi mostro è stata scattata in quel lontano 25 aprile 1946 dagli operatori di un fotografo  che aveva lo studio nel mezzanino di piazza Duomo . Qui venivano realizzate foto ai turisti di passaggio per poi invitarli a portarsi nel sottostante negozio dove, nel giro di appena 10 minuti, il lavoro veniva consegnato. Quello in abito scuro sono io! “.

No ci ha ancora detto il titolo del suo ultimo  libro. Ha ragione, mi sono distratto. Si chiama: “IlMONDO COMIT IN UNA CITTA’ FANTASTICA, da Caserta a Milano, passando per Antrona, Novara e Sesto S. Giovanni – Ediz. QUATTRO”.

Le piace il titolo?  Ho voluto lasciare il ricordo della mia prima esperienza lavorativa in Piazza della Scala e descrivere i periodi più significativi della storia di Milano e i monumenti e le opere architettoniche che la rendono fantastica.

Appena finirà la pandemia da Covid-19 ed avrò la possibilità di viaggiare, avrò il piacere di ritornare nella mia amata “Campania Felix” e chiederò al Sindaco di Carinola o a chi per lui di poter presentare anche questo mio nuovo lavoro, nel bellissimo salone del vostro palazzo Aragonese, dove ebbi a presentare “Non Più Guerra”.

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