Prima era normale vedere alberi di frutta in città (mele, peri, nespoli e pesche). E da noi, aranci, mandarini, limoni erano paesaggio normale. Oppure piccoli orti con verdure e ortaggi di ogni tipo. Poi, a poco a poco,  gli

alberi da frutta e gli orticelli sono stati eliminati per far posto (al massimo) alla moda dei “prati inglesi”, lindi e pinti. La nostra un tempo era una “città commestibile” e con grande assennatezza i nostri padri e i nostri nonni erano usi farsi l’orto o piantare alberi. C’è stato un tempo nel quale la nostra città, pur nella sua “anarchica arretratezza urbanistica”, aveva più alberi da frutta e meno “Palazzi Cirio”, più orti e meno cemento. Abbiamo schifato la Mondragone degli anni Cinquanta e Sessanta, ove si  coltivava anche all’interno di essa per esercitare la più necessaria delle pratiche umane, ovvero mangiare, e le abbiamo preferito una città parcheggio e quasi dormitorio. Abbiamo distrutto la “Mondragone sociale”, quella del forno a legna in comune, quella dei cortili dove lasciare i bambini a giocare in sicurezza, quella delle nonne sedute  a chiacchierare al fresco dell’uscio di casa, quella dei piccoli allevamenti urbani e quella delle reti di vicinato, per far posto alla “modernità” delle tante villette recintate come tanti bunker, che in un trentennio sono spuntate come funghi su terreni strappati alla coltura. Mentre contemporaneamente si abbandonavano al loro destino di lento declino i quartieri storici come Sant’Angelo, Piazza e San Nicola. La Mondragone che fu aveva tanti limiti e non poche arretratezze, ma possedeva anche qualche pregio, dal quale- con le necessarie modificazioni dettate dal tempo- occorrerebbe forse attingere per ripartire. Per andare verso una città pedonalizzata, riconquistata dalle bambine e dai bambini, dalle biciclette e dalle piazze di socialità e convivialità. Per andare verso orti sociali e condivisi (“un fronte degli orti”) da ripristinare all’interno della città. Per andare verso una rete di orti didattici, in grado di dare un senso anche ad edifici scolastici brutti e anonimi. Per andare verso una ritrovata e permanente cura del verde, intesa come servizio essenziale. Per andare verso il blocco di qualsiasi nuova costruzione per far posto alla ristrutturazione di interi quartieri. Per andare verso reti di quartiere di solidarietà e di cura in grado -a partire dalle Parrocchie- di fare comunità. Per andare con un rinnovato orgoglio verso un ritorno alla terra. Per andare verso una città nuovamente coltivata. Oggi, 22 Aprile, si celebra la Giornata Mondiale della Terra. L’AMBC la celebra aderendo alla preghiera civile  “Mai più come prima” e ricordando ciò che aveva scritto un attento osservatore dei microrganismi patogeni: “Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie”(David Quammen, Spillover, 2012). Terminiamo con una news che ci ha inviato il presidente dello SpiCGIL di Caserta, l’amico Michele Colamonici:“Da domani si parte con la consegna delle mascherine comprate dalla regione Campania e destinate a tutti i cittadini. I primi a riceverle saranno quelli dei comuni capoluogo. E a consegnarle sarà Poste Italiane. Dal 27 Aprile  saranno distribuite anche ai comuni non capoluogo sopra i 10mila abitanti e, quindi, anche a Mondragone. Sempre da parte di Poste Italiane.”