Sono passati quasi 30 anni. Il pomeriggio del 7 maggio si partiva da Casanova guidati da Guiduccio. Si andava insieme in pullman a Pompei per la veglia e la Supplica. Arrivavamo al Santuario vero le

18.00, la Chiesa era già piena, appena in tempo per accaparrarci gli ultimi posti a sedere. Verso le 20.00 ci concedevamo a piccoli gruppi una veloce cena. Io Guiduccio e zio Parisino, andavamo sempre alla stessa trattoria e il menù era sempre lo stesso. Uno spaghettino alle vongole, una frittura mista, insalata, un bel caffè. Tempo mezz’ ora ed eravamo di nuovo in Chiesa per iniziare la lunga maratona di Rosari. Col passare delle ore da tutti i paesi vesuviani, arrivavo ad ondate sempre più forti migliaia di pellegrini. Molte donne erano scalze e alcune appena varcato l’ ingresso del Santuario raggiungevano in ginocchio la balaustra dell’ altare. Per tenerci svegli, verso mezzanotte, poi alle 2 e alla 4 del mattino a turno uscivamo per bere un caffè superlativo nel bar più vicino. E così si andava avanti tutta la notte, poi l’ aurora , l’ alba e il primo sole in un crescendo continuo di preghiere, invocazioni, litanie. Nelle prime ore dell’ 8 maggio dopo 12/13 ore di Rosari lasciavamo il posto a quanti arrivavano per la Supplica. Noi ci portavamo all’ esterno, una lavata di faccia e assonnati e stanchi aspettavamo mezzogiorno per il momento più solenne ed atteso, quella della Supplica. Subito dopo in pullman ritorno a Casanova esausti ma con una grande letizia d’animo. E questo avveniva non solo fra il 7 e l’ 8 maggio ma anche fra il primo sabato e la prima domenica di ottobre. Io ero tra i più giovani, ma erano molte le persone anziane che venivano. Oggi resta solo il ricordo di quelle notti passate in quel Santuario e la certezza che siamo usciti, da questo incubo del Coronavirus non a caso nel mese di maggio. Un’ altra Corona, quella dl S. Rosario, l’ arma come la chiamava Padre Pio, lo ha sconfitto.