Iniziamo segnalando il bando pubblicato da Invitalia “Impresa Sicura”, rivolto alle aziende che vogliono chiedere un rimborso per le spese sostenute per l’acquisto di DPI, finalizzati al contenimento e al contrasto dell’emergenza

epidemiologica da COVID-19. Maggiori informazioni a questo link. Sindaco Pacifico, perché questa informazione non è sul sito del Comune? Passiamo alla prossima estate e al turismo che verrà. La parola d’ordine del nostro futuro è distanziamento e anche la prossima estate dovrà fare i conti con essa, con un turismo che sarà “ domestico” (con “vacanze di prossimità) e con la “distanza” che sarà alla base dell’organizzazione delle nostre spiagge. Di recente il ministro Franceschini ha assicurato che le vacanze estive ci saranno, anche se in una forma diversa dal passato, con il distanziamento sociale come imperativo. Ci dovrebbe essere anche la “tax credit vacanze” destinata alle famiglie di reddito medio basso, di cui i dettagli non sono ancora stati definiti. Come non è ancora nota la data in cui si potrà rimettere piede sulle spiagge. Tra le tante idee che circolano per permetterci di usufruire delle nostre spiagge, l’AMBC ripropone il progetto “Mare2020, la misura e il paesaggio”, un’idea interessante che arriva dal network di progettazione culturale Arteprima Progetti e dal suo team. L’architetto Raffaele Giannitelli e l’artista Filippo Riniolo hanno pensato ad un sistema ad alveare nel rispetto delle distanze e dell’ambiente. Guardate il progetto: https://www.youtube.com/watch?v=qvwIo-UktsI&feature=youtu.be. E’ facilmente mutuabile anche da noi. Un progetto -come hanno spiegato gli autori ad Artribune- che non si concentra sulla fase 1, la fase 2 e la fase 3, ma si pone l’obiettivo di aprire una fase nuova, ripensando in modo complessivo agli errori che ci hanno portato fin qui e comprendendo i desideri, la libertà e gli spazi delle persone per coniugarle con il rispetto per l’ambiente. Gi autori si sono ispirati al modo di vivere delle api, scegliendo la disposizione ad alveare e concentrandosi sui passaggi comuni, sui percorsi per arrivare al mare, sulle piante autoctone e non su come chiudere le persone dentro degli spazi ma farglieli godere. Un sistema ad alveare che contiene sia gli ombrelloni che le piante tipiche della duna mediterranea che creano distanza in armonia con il paesaggio. La vegetazione, creando un percorso a zig zag, permette di rispettare i 2 metri necessari a ogni persona per evitare l’eventuale trasmissione del contagio e, nello stesso tempo, contribuisce a realizzare un progetto ecosostenibile, nel rispetto dell’ambiente e di una “nuova socialità”. La crisi che il settore del turismo avrà a causa del coronavirus dovrebbe però essere l’occasione per decidere finalmente quale turismo vogliamo avere a Mondragone, per distinguere il turismo da privilegiare, perché coerente con la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale e con un modello di sviluppo sostenibile, separandolo dal turismo “mordi e fuggi”, impattante, predatorio, fragile, insicuro per i posti di lavoro che offre e utile soltanto a quei pochi che lo sfruttano (altro che promesse di nuovi stabilimenti balneari agitati come tanti specchietti per le allodole -con tanto di delibera elettoralistica- in piena emergenza da coronavirus! E altro che fumoso masterplan!). Ma un progetto in grado- soprattutto- di salvaguardare i beni comuni da un mercato famelico ed invertire la pericolosa spirale di una “città privatizzata” e di una “spiaggia sempre più preclusa”. A Mondragone di fatto non abbiamo quasi più alberghi. E, allora, perché non puntiamo su un Grande Progetto di Ospitalità Diffusa lavorando sull’immenso stock abitativo “dormiente e dando così una fisionomia ben precisa al nostro turismo, che non potrà che essere sostenibile? Quanto servirebbe per progettare e gestire “questo turismo” il Centro Servizi Turistici, finanziato dalla regione Campania con fondi europei e mai realizzato! Un progetto di ospitalità diffusa che potrebbe recuperare anche quelle strutture religiose presenti in città che - come già denunciato dall’AMBC- rischiano a poco a poco di passare di mano e di perdere il loro profilo di bene comune e la loro peculiarità sociale. Perché non inserire già da ora queste strutture nell’“Ospitalità misericordiosa”? Stiamo parlando dell’iniziativa del portale ospitalitareligiosa.it, giunta ormai alla quinta edizione, che offre vacanze gratuite a chi economicamente non può permettersele: famiglie numerose mono o senza reddito, pensionati al minimo o genitori singoli in difficoltà con figli a carico. Anche ciò aiuterebbe a ben ricominciare dopo questo “forzato letargo”. Concludiamo con Ripartiamo dall’Italia, la petizione lanciata dalle imprese del settore turistico che si può firmare su Change.org, a questo link.


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