MONDRAGONE AMBC:FARMACIA COMUNALE IN BASE A QUALE LEGGE

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Gianni Paglaro

In tempi di pandemia, lockdown e crisi acuta (sia sociale che economica) e davanti ad un aumento esponenziale della povertà e a tanti cittadini  non in grando di tirare avanti per arrivare a fine mese

o addirittura di mettere insieme il pranzo con la cena, ti aspetteresti che la parte di utile di 18.900 € che il Comune di Mondragone incassa dalla sua società partecipata, la Far.Com., venisse destinata a progetti di welfare, alle nuove e acute povertà, alle persone più fragili ed in difficoltà.

E invece Pacifico&Co hanno deciso- anche quest’anno- di destinarla alla ristrutturazone di un inutile immobile comprato da un privato.

Tralasciando l’utile dichiarato dalla farmacia di € 34.849,00 che, senza scomodare i dati forniti dagli studi di settore, appare alquanto modesto (ricordiamoci comunque che per tanti anni il Comune da questa società non ha recuperato neppure un euro di utile), vogliamo cogliere l’occasione dell’assurda destinazione di questo utile per ritornare- per l’ennesima volta- sull’anomalia di questa società, sull’errore (voluto?) che sta alla base della nascita della Far.Com., avvenuta all’epoca del sindaco di centrodestra Ugo Alfredo Conte.

Abbiamo ripetutamente denunciato (purtroppo nell’indifferenza di tutti) la grave anomalia di un socio privato (al 30%), che è contemporaneamente anche componente del Cda e contemporaneamente anche direttore e, quindi, dipendente, della Farmacia. In palese conflitto d’interesse, sosteniamo noi.

Delibera e decide, poi attua ciò che ha deciso e poi controlla ciò che ha attuato sulla base di ciò che ha deciso. Insomma, fa tutto lui, come se fosse una società privata, una “sua” società. I benefici di un simile socio privato (di minoranza) si comprendono facilmente. Mai investimento privato fu più redditizio!  Ma ancora una volta domandiamo: quali sono quelli pubblici (del socio maggioritario)?

Quale ritorno c’è per la città, per i cittadini,  in termini di servizi aggiuntivi erogati rispetto ad una qualsiasi farmacia?  Non vi sembra che ci sia uno squilibrio insopportabile tra chi (privato) con il 30% riceve tanto e chi (pubblico) con il 70% non riceve praticamente nulla?

Il socio al 30% si stipendia mensilmente come direttore (chi ha stabilito il suo compenso, il suo contratto?), poi come proprietario e socio di minoranza, autonominatosi consigliere, incassa l’annuale indennità prevista per il Cda e -infine- incassa anche una parte degli utili, quest’anno di 8.100 €, partecipando -come socio e come componente del Cda- all’Assemblea che delibera tutto ciò. Tutto sulla base di uno statuto.

Ma tutto palesemente in conflitto d’interesse. Un direttore inamovibile, qualsiasi cosa faccia. Sulla Far.Com. circola artatamente anche qualche “equivoco.

In un puntuale accertamento della Corte dei Conti del 2014 sul bilancio comunale (andatelo a rileggere per vedere che i guai finanziari del comune vengono da lontano), a proposito della Farcom la Corte dei Conti scriveva: “…

Si tratta di farmacia a partecipazione mista, con partecipazione del socio operativo ai sensi della Legge Mariotti”.

La Corte con ogni probabilità aveva ricevuto dal comune l’informazione della costituzione della società di gestione della farmacia sulla base della legge Mariotti.

Ma cosa stabilisce la legge Mariotti? Stabilisce che le “farmacie di cui sono titolari i comuni possono essere gestite […] nelle seguenti forme: a) in economia; b) a mezzo di azienda speciale; c) a mezzo di consorzi tra comuni per la gestione delle farmacie di cui sono unici titolari; d) a mezzo di società di capitali costituite tra il comune ed i farmacisti che, al momento della costituzione della società, prestino servizio presso farmacie di cui il comune abbia la titolarità”.

Ma il socio di minoranza della Farcom spa era sì laureato in farmacia all’epoca della costituzione della società pubblico-privata che avrebbe gestito la farmacia a titolarità comunale, ma non prestava affatto servizio come farmacista (dipendente) presso una farmacia comunale, anche perché all’epoca a Mondragone non vi era alcuna farmacia comunale.

Dopo la legge Mariotti altre normative hanno stabilito la possibilità per il comune di gestire una pubblica farmacia attraverso la costituzione di una spa, senza alcun riferimento ai farmacisti dipendenti di una pubblica farmacia.

Perché allora la Corte dei Conti nel 2014 si riferisce alla legge Mariotti? Il Comune (ma chi?) la butta sulla legge Mariotti per non dire che all’epoca della costituzione della società, Conte per la scelta del socio di minoranza optò per il requisito indispensabile della qualifica di farmacista. Un requisito assolutamente inutile (illegittimo e soprattutto dannoso) ai fini della costituzione di una società di capitale. Il farmacista-direttore della farmacia poteva essere tranquillamente assunto come dipendente dalla società (meglio se attraverso una pubblica selezione) una volta costituita la spa. Nel “disegno” di quei signori quel requisito aveva però una sua “logica”, come si è poi visto.

Ma quel requisito (come l’atto costitutivo e lo statuto) era -come abbiamo sempre sostenuto, denunciato e gridato ai 4 venti- palesemente sbagliato, illegittimo e alla base degli enormi conflitti d’interesse (e dei tanti casini) che ci sono stati, ci sono e ci saranno su questa Farcom (ritorneremo a breve a parlare ancora di essa, statene certi!).

Questa società è nata male e dovrebbe essere sciolta, ma potremmo anche “accontentarci” di vedere finalmente superati gli evidenti e gravi conflitti d’interesse che gravano sul socio di minoranza. Ci domandiamo: c’è un Giudice in questo dannato territorio? Per la verità basterebbe anche solo un Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT).

Gentile dott.ssa Antonia Elia, non ha niente da dire e da fare sulla Far.Com.?