Muore l’avv. Amedeo GRECO


  1. Muore l’avv. Amedeo GRECO
    La notizia purtroppo è dì stamattina: improvvisa la morte di Amedeo Greco ultimo di una stirpe di avvocati dì Mondragone.

    Seppe tra i primi coniugare l’esercizio della professione forense con le nuove tecnologie informatiche.
  1. Ci è dispiaciuto apprendere questa brutta notizia ma il diritto-dovere di cronaca ci impone di pubblicarla. Condoglianze alla famiglia da parte mia e da parte dei lettori di carinola.net!

LA PERLA DI CASANOVA E CARINOLA 

MONUMENTO DI FEDE, STORIA E ARTE 

di Dimitri Maria PIERRI

Dopo aver parlato del Castello di Carinola, intendo il rudere del rudere del castello, mi piace, ora, soffermarmi brevemente sulla venerabile antichità e la coinvolgente storia del Convento di San Francesco a Casanova. 

Questa Sacra struttura conventuale, sempre rilucente nel filo del passato, affascina dal tredicesimo secolo tutti coloro che hanno la ventura di imbattersi in essa, nella sua storia, nella sua architettura. 

Il Convento di San Francesco è stato, per molto tempo, limitato nel pieno adempimento dei suoi sacri uffici da vaghe e arzigogolanti regole prive di buon senso; ma la cosa fondamentale è rimasta sempre il potervi accedere. La gradevole passeggiata che, lieve e verde, da Casanova ascende adesso, è un degno preludio che ci prepara alla gradinata da cui si accede ai suoi due portali e ci accompagna all’interno della sua avvolgente vetustà. 

 

Raggiungibile sia dalla frazione di Casanova, ove è ubicato, percorrendo un invitante percorso aperto a gradevoli passeggiate, sia dal capoluogo Carinola, tramite un sentiero campestre, ora pressochéinaccessibile, che attraversa un  ruscello,  il complesso conventuale, preceduto da unarecente grande croce sacrificale, è adagiato sulla prima balza di una collina che domina tutta la vasta pianura di Carinola. 

 

Si ritiene che esso sia stato fondato nel XIII secolo dai seguaci del Santo di Assisi, o addirittura da Lui stesso, che, secondo la tradizione, vi dimorò per sette anni; probabilmente si trattò, invece, di unapermanenza molto più breve, risalente alla primavera del 1222. 

 

Nelle sue travagliate vicende, il complesso monumentale ha subito diversi interventi diristrutturazione e di restauro. Per brevità ne ricordo solo alcuni; quelli, ad esempio,avvenuti verso la metà del Quattrocento, riguardanti il chiostro; gli interventi ad opera del Principe di Stigliano, databili invece intorno alla metà del Cinquecento che permisero la costruzione di numerose fabbriche; poi, finanziati anche dal popolo carinolese, vi furono quelli del 1838. Importantissimi furono i lavori e i molteplici interventi iniziati, dopo il secondo conflitto mondiale, grazie all’interessamento di varie personalità dell’epoca e proseguiti soprattutto grazie all’opera ininterrotta e infaticabile di padre Cristoforo Bovenzi nei suoi diciotto anni di permanenza al convento; in seguito, poco dopo, vi è stata una prima riattazione delle dimore dei frati e ancora vi sono stati importanti interventi di restauro del Convento e di adeguamento antisismico delle sue strutture. 

 

 

Il complesso edificio si articola e si sviluppa nell’ambito di una struttura imponente (le sue dimensioni sono di circa 2200 mq), è formato da una chiesa e da un convento e presenta un ordine urbanistico-architettonico caratteristico delle comunità monastiche. Il cuore è rappresentato dal quattrocentesco chiostro, da cui siirradiano sia gli ambienti di culto che quelli quotidiani. Di forma pressoché quadrata, esso è caratterizzato su ogni lato da cinque archi a sesto acuto in tufo grigio, poggianti su corti pilastri; il tutto sorretto da un basamento rinforzatoche funge anche da perimetrazione al giardino. La serie continua degli archi scandisce il percorso del portico, coperto con volte a crociera, e quello del sovrastante terrazzo, a cui si accede dagli ambienti del dormitorio posti al piano superiore. Al piano terra il chiostro confina per un lato con lo spazio esterno di accesso all’intera costruzione, per altridue con gli antichi ambienti della cucina e del refettorio e per il quarto con la Chiesa. A quest’ultima si accede attraversola sacrestia, coperta con volte a crociera ed aperta con un arco a tutto sesto verso il presbiterio. Un tempo la muratura delchiostro, come pure quella degli altri ambienti, era riccamente affrescata; oggi, purtroppo, gli affreschi rimasti sono solo in alcune lunette del portico e nell’antico refettorio. 

 

Dei pochi affreschi superstiti del chiostro, solo quello duecentesco raffigurante la Madonna con Bambino benedicente tra S. Giovanni Battista e S. Francesco e quello, incompleto, d’età più tarda, che rappresenta il Santo di Assisi nell’atto di ricevere lestimmate, e S. Antonio, sono stati in parte recuperati, a seguito di un accurato restauro; gli altri, purtroppo, versano tutti in un penoso stato di degrado e di abbandono. 

Un discorso a parte merita, invece, l’affresco del refettorio; di grande interesse artistico, esso si inserisce nel contesto della pittura campana tardo-quattrocentesca. Di notevoli dimensioni, chiuso in una lunetta semicircolare, rappresenta la salita al Calvario di Gesù; fanno da sfondo al tema centrale una molteplicità di altre figure, tra le quali quelle di Maria, di Giovanni, un corteo di francescani ed un altro di dignitari; altre figure ancora, molto probabilmente, campeggiavano nelle parti attualmente rovinate ed illeggibili. L’affresco appare frutto di una logica compositiva arcaizzante, in base alla quale si potrebbe fissarne la datazione agli inizi del XV secolo; ma su di esso, tuttavia, agisce profondamente quella componente catalana molto diffusa nel clima culturale carinolese della seconda metà del Quattrocento, ed è in questo periodo, quindi, che va ancorata la sua composizione. Circa l’attribuzione dell’opera, problema ancora irrisolto, nonostante la sua chiara ascendenza catalana, è preferibile non guardare ad artisti iberici; si sono avanzati, a tal proposito, a titolo di mera ipotesi, i nomi di Dello Delli, o, senza andare troppo lontano, quello di Giovanni da Gaeta. Infine, all’interno della chiesa, vanno ancora segnalati due interessanti affreschi, presenti sul lato destro dell’edificio: un S. Antonio Abate, posto vicino all’ingresso, ed un’Annunciazione posta, invece, all’altezza del presbiterio. 

 

La chiesa presenta una disposizione longitudinale a due navate. 

La navata maggiore ha una notevole elevazione; all’interno le pareti presentanodue ordini di aperture foderate, come in tutta la costruzione, di pietra grigia; in alto la navata presenta sei finestre ogivali tagliate obliquamente per garantire un migliore ingresso della luce (tre per parte); in basso, a destra, tre pseudo-cappelle inquadrate da archi ogivali poggianti su pilastri a più colonne, a sinistra quattro arconi a tutto sesto, aperti verso la navata laterale. Nella parte terminale sopraelevata, vi sono quattro edicole (due per parte) e un arco trionfale a sesto acuto poggiante su un altro piano rialzato, che funge da connessione con l’abside rettangolare, illuminata da un’ampia finestra coperta con volta ogivale. La navata laterale, un poco sopraelevata rispetto a quella maggiore, ha anch’essa andamento longitudinale e presenta, lungo la muratura perimetrale, sette cappelle, ognuna con due piccole feritoie ed altrettante campate coperte con volte a crociera. La navata si conclude con un arco a tutto sesto poggiante su un piano rialzato ed aperto verso una piccola abside quadrangolare, illuminata  da due feritoie e coperta con una volta a botte lunettata. 

 

All’esterno il sagrato è costituito da un’ampia gradinata che raccorda lo spazio antistante il complesso conventuale con le tre aperture di accesso al chiostro, alla navata maggiore ed a quella laterale. La facciata, che risulta rimaneggiata nel disegno delle bucature, simula una struttura fortificata limitata da due finte torri in piperno e ha sulla destra una propaggine contraffortata, conclusa con un elemento a torre in corrispondenza degli ambienti destinati a residenza dei frati. 

 

In ultimo, bisogna rilevare che dalla parte del giardino, lungo la parete un tempo esterna, è scavata in un banco di  roccia la grotta in cui si vuole dimorò il Santo, oggi incorporata in una cappella costruita dopo il 1966, anche con elementi architettonici provenienti da altre antiche fabbriche.

 

Il convento è stato costantemente abitato dalla comunità francescana fino al 1813,anno in cui Gioacchino Murat rese esecutiva la legge sulla soppressione delle corporazioni religiose emanata da Napoleone Bonaparte nel 1810. Così, mentre la chiesa, sebbene spogliata, rimase aperta al culto, il convento venne abbandonato una prima volta, andando gradualmente in rovina finoal 1838 data in cui il re Ferdinando II, pressato anche dalle richieste del popolo carinolese, ne decretò la riapertura. Poi nel 1866, in seguito alla soppressione decretata dal Governo italiano con una legge del 1861, fu nuovamente abbandonato e ritornò lentamente a degradare fino al 1948, anno in cui venne definitivamente riaperto e ripopolato dalla comunità dei Frati Minori, i quali tuttora detengono l’esercizio del culto. 

 

Un cenno, infine, alle figure che in tempi più recenti hanno indirizzato i loro sforzi verso l’accrescimento dell’importanza e del prestigio del Convento; come detto, importante e centrale resta per il Convento la figura di padre Cristoforo Bovenzi nei suoi diciotto anni di permanenza, al termine dei quali lasciò al Convento due frati, frate Benedetto e frate Angelico, che vi rimasero per molti anni, fino ad essere raggiunti verso la metà degli anni Ottanta,da Padre Giovanni Siciliano, poliedrico ed instancabile, che ha ridato vita e centralità al rinato Convento di San Francesco; per il Convento molto, tutto si deve alla sua tenace e granitica figura. 

Donare forza e tempra a un luogo che ne è simbolo e testimonianza è il prodigio che a ragione gli può essere attribuito. Ridare vigore alle sue venerande mura è ciò che ha fatto, rimettendo al centro della vita religiosa il Convento e facendone il fulcro di quella culturale. Il padre Giovanni, con l’aiuto fattivo del professor Giuseppe Supino, pittore le cui creazioni artistiche sono da sempre al centro di interessanti mostre, ha reso, in questi anni, il Convento di San Francesco di Casanova crocevia di una pluralità di attività religiose e culturali che vanno ben al di là dei suoi limitati confini territoriali.