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TEMPO DI ZEPPOLA: RICETTA E RACCONTO DI ADELE MARINI CERALDI

La zeppola(un racconto) lo dico che noi abbiamo tre memorie:una visiva,una olfattiva e una di sentimento. Quest’ultima però non può escludere le prime due. Noi riusciamo molto presto ad acquisire la memoria visiva. e quella

 

olfattiva. Già da bambini l’odore di una marmellata

è capace di riportarci nitido alla memoria un momento importante. La memoria di sentimento ,detta pure memoria emozionale,è quella memoria già matura di individuo”formato” anche se, come dicevo alI’inizio ,può non escludere le altre due memorie più legate all ‘infanzia. A sostegno della mia tesi cito un fatto accadutomi qualche tempo fa quando”passando di sera davanti alla modesta abitazione di un conta¬dino e avendo percepito quell’odore caratteristico,amalgama felice di tanti buoniì ingredienti,gridai dentro di me con la felicità con cui si rivede un volto amico :”E’ la zeppola!” e un fascio di ricordi mi invase cuore e mente riportandomi indietro col pensiero a venti anni fa. . . Da pochi mesi ero sposa in un paese della Campania.La mia casa sorge¬va poco distante da un borgo di poche case. La provincia, si sa,è la culla della tradizione ma ci tengo ad assicu¬rare che pure io,benché cittadina,vantavo l’appartenenza ad una famiglia borghese che della tradizione aveva fatto un culto . Oltre al calendario civile e gregoriano,c’era una specie di calendario tradizionale (e gastronomico)da cui a casa mia non si derogava. Per mia fortuna, sposando ero capitata in una famiglia che continuava e perfezionava l’amore per la tradizione gastronomica nel migliore dei modi. Riso dolce col latte e la cannella?Significava che eravamo arrivati all’Ascensione! Fichi secchi per frutta?.Era S.Biagio,come ti sbagliavi? Anguria. e melone a  profusione solennizzavano l ‘Assunta. Baccalà in bian¬co e verdura scaldata, mangiati su di un desco spoglio ,senza “mesale”? Si piangeva così pel Cristo morto!E così via per tutto l’anno, le festi¬vità e le ricorrenze degne di nota. venivano immancabilmente “puntua1iz¬zate” da un particolare gastronomico o semplicemente d’uso che col tempo era diventato tradizione. Per Car:nevale,e non solo, per i due giorni fatidici ,cioè giovedi mursiglio(grasso) e l’ultimo giorno,la lasagna era d’obbligo e la “zeppola” le teneva dietro. Il grande camino di tipo casalese con la cappa enorme (un cappone! )era. al lavoro fin dal pomeriggio. Il ciocco migliore e la legna d’ulivo dovevano consumarsi e preparare la brace di carboni fochenti per la sera.Alla parentela già numerosa si univano gli immancabili vicini di casa e qualche amico che aveva “ausimato”(fiutato)che quella sera si stava a veglia addolcendo la bocca! I bambini di casa andavano e venivano affaccendati e presi da una stra¬na eccitazione per la novità. farina “Dentro la madia era già pronto l’occorrente: la farina “cernuta” non so quante volte per raffinarla come l’aria, la brocca di latte, le uova fresche di giornata,la “nsogna”(la sugna) candida come la panna, posta sopra un piatto. Il cestino dei limoni sprigionavano un cosi denso pro¬fumo d’agrumi ehe ,a chi apriva la madia, veniva spontaneo di deglutire come se quel profumo,ad un tratto, avesse preso la”soliditàft di un frut¬to appetitoso. Lo . zucchero si prendeva dalla credenza all’ultimo momen¬to per non indurré in tentazione i piccoli di casa! Il rito délla zeppola di regola avveniva dopo cena.  Due delle donne di casa pa1udate in enormi grembiuloni di canapa bianca preparavano nei grandi tiani (tegami )di creta la “pasta”della zeppola. Era una crema densa e profumata che non abbisognava di tanta lavorazione. Intanto lo zeppolaro , un ruoto(una teglia) di creta enorme era lì sul treppete(trepiedi)in mezzo al focolare col suo carbone spento al centro e il gran coperchio(sempre di creta) che lo celava alla vista di tutti. Sotto al treppete brace viva. e fuoco più. vivo ancora. Ci voleva un po’di tempo perchè il ruota s’infuocasse a dovere e allora le chiacchiere che si intrecciavano tra i presenti erano sempre le stesse, anche se ogni volta. parevano sempre nuove. Si parlava. di  “zeppole” passate accompagnate da qualche particolare che le aveva rese ‘indimenticabili’ .”Ti ricordi quella volta? . . . e quell’altra? Fu nel ’15 o nel 2I? Il vino generoso,un rosso• schietto ,lo  “schianto” dei Vignali lavorava a meraviglia. a colorire i ricordi di particolari “saporiti”.Ad un tratto:”s’è appicciato lu craone! (sè acceso il carbone! ) Tutti ad accalcarsi a guardare il pezzetto di carbone acceso dentro l’immenso ruoto.colorato dalla fiamma pure lui. Immancabile dal gruppo dei vecchi l’ingiunzione severa.,quasi un ordine: Abbarate i vagliuni! (State attenti ai bambini! )I ragazzi venivano allontanati con una scusa  mentre in fretta si scansavano i tizzoni accesi e si “menava” la zeppola”.Menare(versare) la pasta al punto giusto era un’arte che solo le vecchie conoscevano bene per anzianità. Dopo averla ripetuta tante e tante volte!Giusto al centro si calava la densa crema perchè la zeppola doveva venire “soccia” (uguale)da tutte le parti.Una ventina di minuti di cottura ed eccola fragrante al bacio dello zucchero insaporito dalla. vainiglia. Tante fette tutte eguali ma,i vecehi prima”le maritate e gli’nsurati (gli uomini sposati)subito dopo, poì i giovani. C’era una specie di gerarchia da rispettare. I bambini scalpitavano inquieti come puledrini indomiti: A me! a me! Le mamme ,si sa,  abdicavano volentieri in favore dei piccoli golosi . Intanto si ricomponeva in fretta il fuoco e da capo  si rimetteva il ruoto col carbone spento sul treppete..Altre due donne,paludate nei candidi grembiuli, preparavano la pasta. E il rito ricominciava tante volte finchè ogni presente aveva avuto la sua bella porzione. Il fuoco scoppiettando tutt’intorno alla grande cucina, allungava ombre immense di gente semplice che, senza saperlo, aveva scoperto il gran segreto d’essere felice.
 
                                          Adele Marini Ceraldi
 
(Questo racconto è stato scritto da mia madre tanti anni fa. Era stato scritto con una “sempreverde” Lettera22, sua inseparabile amica e l’ho ripreso con il metodo OCR !Spero di aver fatto un buon lavoro e non potevo che offrirvelo oggi! Se vi è piaciuto e se volete, potete telefonare ,non so se vi risponderà lei, o molto probabilmente  mia sorella a lei farà piacere, oppure se preferite inviare commenti, farò in modo che li legga . . .Enzo Ceraldi)