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UN COMUNE DALL’ATTRATTIVA SOSPETTA

Un’attrattività sospetta
Riflessioni ai margini degli ultimi fatti di cronaca
Comunicato Stampa dell’Associazione Mondragone Bene Comune

Non amiamo rincorrere la cronaca nera e da sempre siamo convinti che è compito precipuo della Politica (con la P maiuscola) cercare di arginare la malamministrazione, che spesso è foriera di corruzioni e malaffare (delitti che vanno ovviamente accertati e perseguiti dalle preposte Autorità). Una Politica seria, attenta e competente sa riconoscere per tempo elementi distorsivi e forzate piegature delle norme a fini di parte e sa intervenire per bloccarli (al netto di Responsabili & Piani anticorruzione, che quasi sempre si riducono ad una dimensione esornativa o restano addirittura sulla carta come mero adempimento formale).

Quindi, lasciamo ai cronisti il compito di darci il seguito della “processione degli scatoloni” del 17 febbraio e cerchiamo di ritornare alla Politica. Il Sole 24 Ore dello scorso 15 febbraio si è occupato, tra le tante altre cose, di “Comuni attrattivi”, ovvero Comuni che attraggono residenti (tasso di attrattività tra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche -esclusi morti e nuovi nati- nel periodo ottobre 2019/ottobre 2020). E il quotidiano di Confindustria ha commentato i dati d’attrattività sottolineando che a conquistare più cittadini sono le località dotate di servizi e migliore qualità della vita.

Nell’anno del COVID sono stati “premiati territori capaci di offrire qualcosa in più, in termini di qualità della vita”, ha scritto Il Sole 24 Ore. La ricerca considera i primi dieci comuni (per ciascuna fascia demografica), quali campioni di attrattività. E per la fascia di popolazione da 15mila a 35mila abitanti troviamo (udite, udite) Castelvolturno al primo posto con un tasso d’attrattività (in % ogni 100 abitanti) di 2,75 (uno dei più alti in Italia) e con un saldo di trasferimento di residenza di 740 cittadini.

In questa classifica Mondragone si piazza sul podio d’onore, al terzo posto, con un tasso d’attrattività di 1,82 e un saldo di 536 cittadini in più (e parliamo di residenze ufficiali, al netto di tutti quelli che vivono permanentemente da noi, ma che ufficialmente non risultano). Appare del tutto evidente che tale attrattività sia poco legata alla qualità dei servizi pubblici e, quindi, alla qualità della vita, quanto piuttosto alla vicinanza con l’area metropolitana di Napoli, all’immigrazione o a scelte finalizzate a conseguire il minor carico fiscale sugli immobili.

Ma una tale “attrazione” è- a nostro avviso- anche- se non soprattutto- la conseguenza dell’enorme disponibilità di appartamenti (spesso ai limiti della fatiscenza) a basso costo su tutto il litorale sia per la locazione che per l’acquisto (quando non addirittura da occupare abusivamente), del bassissimo costo della vita, di una certa anarchia e scarsità di controlli che agevolano indirettamente il lavoro nero, lo sfruttamento e le attività ai margini della legalità (se non addirittura illegali). Da noi, insomma, si può più facilmente sopravvivere! Sono anni che la popolazione di Mondragone aumenta, nonostante le migliaia di Mondragonesi costretti- soprattutto per lavoro- a lasciare la città.

E ciò -di per sé- è un fatto positivo.

Nel 1991 la popolazione era di 22.272 abitanti, nel 2001 di 24.155 abitanti, nel 2011 di 27.070 abitanti e al 31 dicembre 2019 di 29.076 abitanti. Una variazione significativa, che gli esperti sostengono che possa continuare. Ma a tale saldo costantemente positivo lungo l’arco di oltre trent’anni non ha fatto -purtroppo- seguito alcuna programmazione, alcuna iniziativa politica e di governo.

I dipendenti comunali continuano ad essere nello stesso numero di quando la popolazione era di circa 20mila abitanti (e a lavorare più o meno sempre allo stesso modo… altro che riorganizzazione, transizione digitale, trasparenza, sburocratizzazione, snellimento procedurale ecc. ecc. …), i servizi essenziali sono sempre gli stessi (anzi sono addirittura peggiorati e alcuni sono scomparsi del tutto), le politiche (diciamo) si trascinano -anno dopo anno- ma sempre al ribasso (altro che piani e programmi, anch’essi collazionati sempre d’ufficio come mero adempimento formale e allegati ad un bilancio che nessuno legge).

E, soprattutto, non vi è stata politica alcuna nei confronti del fenomeno migratorio (comunitario, extracomunitario o di prossimità) che sta caratterizzando da anni il nostro territorio (l’AMBC tempo addietro aveva parlato addirittura di una modifica antropologica del tessuto sociale a seguito di tale fenomeno). Un fenomeno che potrebbe essere più che positivo, ma che in assenza di attenzione e di governo diventa negativo e pericoloso (per noi e per chi viene da noi).

Basti pensare che il nostro “Primo cittadino” (che- come al solito- sarà l’ultimo a sapere) non ha ritenuto di nominare un assessore al welfare, di potenziare un ufficio dei servizi sociali, assolutamente sottodimensionato, né di avviare alcuna iniziativa in grado di monitorare il fenomeno migratorio, di evitare illegalità e, soprattutto, di favorire la sicurezza, la prevenzione e l’integrazione.

Un Sindaco che in quasi quattro anni non si è degnato di avviare il benché minimo cambiamento organizzativo (e neppure una necessaria e dovuta mobilità interna) per superare un apparato burocratico assolutamente inidoneo (per qualità e -soprattutto- per quantità).

E così, mentre la politica (con la p minuscola) latita, umiliata e derisa, siamo costretti a subire fatti di cronaca (nera), che immancabilmente continueranno a sfregiare la città. A quando il prossimo?